In Venezuela c’è stato un golpe?

20 novembre 2020

Juan Guaidó, ex capo del parlamento di Caracas, si è autoproclamato presidente. Maduro e i suoi fedelissimi parlano di colpo di stato, ma Stati Uniti e Brasile hanno già riconosciuto il nuovo presidente

Juan Guaido si autoproclama presidente del Venezuela a un comizio anti-Maduro, 23 gennaio 2019. (foto: FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)

Nella serata del 23 gennaio, Juan Guaidó, il presidente dell’assemblea parlamentare venezuelana, sì è autoproclamato presidente ad interim (cioè provvisorio) del Venezuela, ottenendo immediato riconoscimento da parte di Donald Trump, seguito da quello del neo presidente brasiliano Jair Bolsonaro. Secondo l’Ong Observatorio Venezolano de Conflictos Sociales y de Provea, ieri ci sono stati 14 morti negli scontri tra oppositori e sostenitori del presidente venezuelano Nicolas Maduro, e 218 manifestanti arrestati. Sono previsti scontri di piazza anche oggi, e il bilancio potrebbe aggravarsi.

Come siamo arrivati qui
Lo scorso 10 gennaio, giorno del giuramento del presidente Maduro per il suo nuovo insediamento dopo aver vinto le elezioni di maggio del 2018 (un risultato duramente contestato dalle opposizioni, che hanno parlato di brogli) il segretario di stato americano Mike Pompeo non aveva escluso l’ipotesi militare contro il “dittatore” Maduro, mentre il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, aveva twittato: “Gli Stati Uniti non riconoscono l’insediamento illegittimo della dittatura di Maduro. Continueremo a far pressione sul regime corrotto e a chiedere libertĂ  e democrazia per il Venezuela“.

Chi è Nicolas Maduro
Nicolas Maduro è un ex sindacalista di Caracas, è stato ministro e vicepresidente durante il lungo periodo del socialismo democratico bolivarista, quando al potere c’era Hugo Chavez. Maduro, considerato l’erede di Chavez, è al potere in Venezuela dal 2013, quando si sono tenute le prime elezioni dopo la morte dello storico leader sudamericano.

L’autoproclamazione di Guaidó è avvenuta a seguito delle ultime manifestazioni di protesta contro Maduro – considerato responsabile della devastante crisi economica che ha colpito il paese (dove una bibita gassata costa il 12% del salario minimo, una confezione di preservativi il 33%) e della repressione autoritaria dei suoi contestatori, tra cui Leopoldo Lòpez.

L’inflazione – l’aumento prolungato nel tempo dei prezzi al consumo – è un problema serio che affligge da tempo il Venezuela, nel 2017 il livello dei prezzi era aumentato del 2735%, nel 2018 ha toccato quota un milione per cento, secondo i dati del Fondo monetario internazionale. Per far fronte alla situazione di un paese in cui le banconote valgono letteralmente meno della carta igienica – un rotolo vale 2,6 milioni di bolivar, la valuta locale – il presidente socialista Maduro aveva approvato un aumento del salario minimo di 35 volte, ma la situazione non era migliorata, i venezuelani continuavano a preferire il baratto alla moneta, e a scendere in piazza a Caracas, nonostante il rischio di scontarsi con i carri armati del presidente.

Gli schieramenti attuali
In questo momento, a sostegno dell’autoproclamato presidente Juan GuaidĂł, si sono schierati gli Stati Uniti di Donald Trump, l’Unione europea e i paesi sudamericani con governi di destra, come il Brasile di Jair Bolsonaro. A sostegno di Maduro ci sono invece la Russia, la Turchia e alcuni paesi sudamericani con governi di sinistra come Cuba, Messico e Bolivia. Cina e Iran non si sono ancora pronunciati, ma se lo faranno è probabile che seguano la Russia. Tra coloro che sono rimasti fedeli a Maduro all’interno dei confini venezuelani ci sono il ministro della Difesa e cil apo dell’esercito Vladimir Padrino, che ha dichiarato: “Non accettiamo un presidente imposto nell’ombra da interessi oscuri nĂ© uno autoproclamato al di fuori della legge”, e le truppe chaviste, che in un video apparso su Twitter cantano: “Maduro, saremo il tuo Vietnam latinoamericano“.

https://twitter.com/andcort46/status/1087097945839882240


Fonte: WIRED.it

 
 
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