Caso Diciotti, per il tribunale dei ministri di Catania Salvini va processato

08 novembre 2020

Il sequestro di persona aggravato dei 177 migranti bloccati sulla Diciotti è un'ipotesi di reato, secondo i magistrati catanesi. La decisione viene dopo la richiesta di archiviazione del pm Carmelo Zuccaro

(foto: Vincenzo Livieri/LaPresse)

Lo scorso agosto, il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è reso protagonista di un lungo braccio di ferro con la nave Diciotti, un pattugliatore d’altura in forza alla Guardia Costiera che, dopo aver soccorso 177 migranti (come impongono le leggi internazionali, oltre che il buonsenso) è stato tenuto fermo per giorni nel porto di Catania: era uno degli atti più discussi della politica dei porti chiusi, con cui il titolare del Viminale prometteva che nessuna imbarcazione con un carico di migranti salvati nel Mediterraneo avrebbe più attraccato sulle coste italiane. Oggi il tribunale dei ministri di Catania ha deciso – ribaltando un parere della Procura dello stesso capoluogo – che il ministro può essere processato per aver bloccato lo sbarco di quelle persone.

L’indagine
Salvini – unitamente al suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi – era stato iscritto al registro degli indagati ad agosto ad Agrigento: le ipotesi di reato erano arresto illegale, sequestro di persona aggravato (sulla nave erano presenti anche dei minorenni) e abuso d’ufficio. Prima di oggi, lo scorso novembre la Procura della Repubblica di Catania – attraverso il pm Carmelo Zuccaro, famoso per le sue discusse (e poi ritrattate) tesi sulle Ong – aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo.

Salvini, dal canto suo, si è sempre dichiarato innocente: “Io ho fatto solo il mio lavoro di ministro e sono pronto a rifarlo“, diceva sempre nel mese di agosto 2018.

Cosa succede ora
La prassi vuole che il tribunale dei ministri di Catania – la denominazione con cui ci si riferisce comunemente al collegio che si occupa dei possibili reati del presidente del Consiglio e dei suoi ministri – trasmetta gli atti in Procura, da dove poi procederanno al Senato. Qui, si esprimerà la giunta per le autorizzazioni a procedere: entro due mesi l’Aula potrà concedere o negare il nulla osta tramite un voto a maggioranza assoluta; nel caso Salvini venisse concesso alla magistratura, il tribunale dei ministri rientrebbe in possesso dei documenti processuali per proseguire le indagini. In ogni caso, il ministro degli Interni, che è anche un parlamentare, per legge non può venire arrestato senza la previa autorizzazione della Camera.


Fonte: WIRED.it

 
 
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