Come governo e sindacati italiani si stanno dividendo sul Venezuela

31 ottobre 2020

Salvini e Renzi stanno con Guaidò, il M5s fino a poco tempo fa firmava risoluzioni pro-Maduro. E a far discutere è anche la posizione presa dalla Cgil

(foto: FEDERICO PARRA/AFP/Getty Images)

Sulla situazione in Venezuela – dove il leader dell’opposizione Juan Guaidó si è autoproclamato presidente, spodestando di fatto Nicolas Maduro –
il governo Conte non ha espresso una posizione unanime. La questione, anzi, sembra essere un’altra prova del fatto che le posizioni all’interno dell’esecutivo non sono sempre omogenee.

Il vicepremier Matteo Salvini si è pronunciato contro la linea di Vladimir Putin – che fin da subito aveva espresso solidarietà a Maduro e si era augurato che le cose potessero volgere a suo favore – e ha dichiarato alla stampa: “È stato lui [Maduro] ad affamare il popolo venezuelano”.

Cosa ne pensa il centrodestra
A favore di Juan Guaidó si è pronunciata anche Forza Italia. Ma se la coalizione di centrodestra – che si era presentata unita alle elezioni del 4 marzo 2018 – è compatta sulla posizione da tenere rispetto alla crisi venezuelana, c’è confusione tra gli esponenti dell’alleato di governo della Lega, il Movimento 5 stelle.

Il Movimento 5 stelle
Il presidente del consiglio Giuseppe Conte si era espresso nel pomeriggio del 24 gennaio con un tweet: “Seguo gli sviluppi in #Venezuela ed esprimo forte preoccupazione per i rischi di un’escalation di violenza. Siamo vicini al popolo venezuelano e al fianco della collettività italiana nel Paese. Auspico un percorso democratico che rispetti libertà di espressione e volontà popolare”. Stando a quella che è stata la sua unica dichiarazione pubblica fino ad adesso, è impossibile capire da che parte sta il governo italiano.

Tra gli esponenti del Movimento, ci sono diversi sostenitori del chavismo, l’ideologia politica socialista, anti imperialista e per l’indipendenza dei paesi sudamericani che prende il nome dal leader Hugo Chavez, presidente del Venezuela dal 1999 al 2013, di cui Maduro era l’erede diretto. Nel 2017 Alessandro Di Battista e la deputata del Movimento Maria Edera Spadoni avevano firmato una risoluzione pro Maduro, presentata in Commissione esteri al Senato. La mozione aveva lo scopo di impegnare il governo Gentiloni a condannare ogni “ingerenza indebita (nordamericana, ndr)” sugli affari interni venezuelani. E aggiungeva: “L’opposizione venezuelana ha cercato senza alcun diritto di destituire Maduro”.

Insomma, Di Battista e Spadoni si erano pronunciati un anno fa condannando esattamente ciò che è appena successo. Alle loro posizioni si aggiunge anche quella – più moderata – del sottosegretario agli Esteri in quota 5 stelle Manlio Di Stefano, che nel pomeriggio del 24 gennaio twittava contro il sostegno espresso da Emmanuel Macron a Juan Guaidó.

Il centrosinistra pro-Guaidò
L’ex presidente del consiglio ed ex segretario del Partito democratico Matteo Renzi si è pronunciato con un tweet molto chiaro, postato sia in italiano che in spagnolo: “La dittatura ha distrutto il Venezuela. Anche chi lo vedeva come modello oggi deve prendere atto della realtà: la gente muore di fame. L’Europa riconosca subito l’unica istituzione democratica: l’Assemblea Nazionale col suo presidente Guaidò. E si tengano elezioni libere, vere.

Il sindacato
La Cgil nazionale – in uno dei primi tweet da quando Maurizio Landini è stato eletto segretario – si era inizialmente detta completamente solidale con il presidente socialista Maduro. Ha poi ritrattato poche ore dopo, definendo Maduro “un dittatore”.


 
 
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