Apple Tv+, come sono le serie tv e come funziona il servizio

12 febbraio 2020

Le produzioni dispendiose e stellari non bastano a salvare il nuovo streaming da problemi tecnici e di vivacità narrativa, anche se le serie tv che più funzionano sono quelle più sovversive

Nel mondo sempre più competitivo degli streaming online, Apple è voluta entrare nella mischia sfruttando al massimo la sua potenza di fuoco: il lancio di Apple Tv+, il suo servizio di streaming, è arrivato in tutto il mondo lo scorso 1° novembre in anticipo rispetto a tanti altri competitor (in particolare Disney+, che da noi arriverà a marzo) e con la promessa di dispiegare non solo investimenti potenti ma anche l’eccellenza degli autori e degli attori hollywoodiani, da Steven Spielberg a Oprah Winfrey, da JJ Abrams a tanti altri. Nonostante le promesse eccitanti, però, il nuovo servizio sembra aver per ora deluso le aspettative, con Variety che riporta un accoglienza piuttosto tiepida negli Stati Uniti e in generale critiche al funzionamento tecnico della piattaforma.

A dire il vero Apple Tv+ sembra avere al momento un’offerta piuttosto limitata (anche per i 4,99 euro al mese che costa, nonostante sia gratuita per un anno per chi ha appena acquistato un device della compagnai) e anche confusionaria rispetto all’user experience: accendendo alla app, infatti, il numero piuttosto risicato di produzioni originali disponibili al lancio (parliamo in totale di 8 serie tv, di cui 2 per ragazzi, e di un film documentario) sono presentate in mezzo ai tanti altri titoli filmici e seriali che però sono disponibili sono con un noleggio e acquisto aggiuntivo, oppure in altre offerte integrate come Starzplay (che ha titoli non banali come Pennyworth, Castle Rock, The Act e Deadly Class ma costa a sua volta 4,99 euro al mese).

In molti poi hanno lamentato in questi giorni problemi di crash dell’applicazione o tempi di buffering eterni, soprattutto se si esce dall’ecosistema Apple (come ad esempio nelle smart tv Samsung, uno dei brand limitati su cui è disponibile). Difficoltosi anche i sistemi di simulcasting, mentre in generale la app sembra mancare di alcune funzionalità che invece sono date ormai per assodate su realtà concorrenti, come ad esempio il salto automatico delle sigle o il passaggio da un episodio concluso all’altro, mentre anche su dispositivi Apple quando si esce dalla app riprendere un episodio riporta nella maggior parte dei casi all’inizio e non al punto in cui si aveva abbandonato la visione.

Ma al di là dei problemi tecnici che possono essere naturali in fase di rodaggio (anche se inaspettati per un colosso efficientista come quello di Cupertino), come sono le serie tv? Lo streaming puntava molto sullo star power dispiegato in The Morning Show: Jennifer Aniston, Reese Witherspoon e Steve Carrell sono i protagonisti di questi episodi in cui si mette in scena il complicato mondo dei programmi di news del mattino sulle tv Usa. Il tutto si fonde con un complesso scandalo alla Me Too (il riferimento chiarissimo è alla vicenda di Matt Lauer, anchorman di punta della Nbc licenziato in tronco per aver avuto delle relazioni improprie con delle colleghe) e con la rivalità fra le due protagoniste interpretate da Aniston e Witherspoon. Pur avendo moltissimi spunti di intensità realistica e drammatica, lo show però è quasi congelato nella sua volontà di funzionare al meglio e risulta forse fin troppo americano nei riferimenti e nell’ambientazione. Ma anche negli Stati Uniti, come conferma Variety, l’accoglienza è stata la più modesta fra le novità Apple.

Molto americano è anche For All Mankind, la serie ucronica con Joel Kinnaman (Altered Carbon, Hanna) che inscena una realtà storica alternativa in cui si immagina che a raggiungere la Luna nel 1969 siano stati per primi i sovietici, infliggendo un colpo durissimo all’orgoglio a stelle e strisce. Sebbene sia interessante la ricostruzione della vita nella Nasa dell’epoca (con personaggi storici come Buzz Aldrin, Neil Armstrong e Wernher von Braun), il risultato è l’ennesima storia decisamente maschile e di corsa testosteronica al progresso, che poco viene risollevata dall’inserzione quasi a forza di sottotrame che parlano di emancipazione femminile o di immigrazione dal Messico.

Decisamente più riuscita è invece Dickinson, la riscrittura controcorrente della vita della poetessa Emily Dickinson, interpretata da Hailee Steinfeld: l’esistenza isolata e anticonvenzionale della scrittrice viene riproposta qui con una sensibilità moderna, una colonna sonora contemporanea e alcune scelte visive che rendono il racconto non banale seppur molto trasgressivo rispetto alle solite biografie dickinsoniane. Ma le eccessive libertà attualizzanti si perdonano in favore di un approccio fresco, sperimentale e ironicamente spregiudicato. Nel cast poi si apprezzano la presenza di Jane Krakowski (30 Rock, Unbreakable Kimmy Schmidt) e del rapper Wiz Khalifa nei panni nientemeno della Morte.

Tuttavia la sorpresa più grande e riuscita di questi primi sforzi produttivi di Apple Tv+ pare essere See, che è anche la più costosa (e a ragione) di queste nuove produzioni. Questa storia distopica parte dalla premessa di un virus che ha decimato la popolazione mondiale, facendo regredire i superstiti a uno stato primitivo ma soprattutto sottraendo a tutti la vista, percepita secoli dopo solo come un’eresia mitica. Ma quando una donna darà alla luce due gemelli che riescono a vedere, il capo villaggio Baba Voss (interpretato con tutta la sua imponenza da Jason Momoa) dovrà guidare i suoi compagni in un viaggio pieno di insidie per salvarli dalle ire di una perfida e morbosa regina. Steven Knight, già creatore di Peaky Blinders e Taboo, ci regala qui un immaginario davvero inedito, con trovate formali sorprendenti per raccontare ad esempio i combattimenti fra persone che non vedono o per caratterizzare una civiltà che ha dovuto risollevarsi dalle proprie ceneri ritornando a una dimensione fra lo sciamanico e il postapocalittico.

È presto per valutare nel complesso un’esperienza come quella di Apple Tv+, tanto che nei prossimi mesi il catalogo si arricchirà di nuovi ingressi (già dal 28 novembre sembra molto interessante Servant, ennesima macabra invenzione di M Night Shyamalan, mentre il 15 arriverà il book club di Oprah Winfrey, inizialmente annunciato già al debutto). Apple crede molto in questo settore televisivo, che ha scelto di presidiare in modo strategico, eppure ora l’esiguità del catalogo e un focus forse fin troppo americano-centrico, tralasciando i disagi tecnici, ammantano questo primo tentativo di una certa goffaggine. Quasi a dire che non bastano i miliardi e le star a dominare un mercato seriale molto più sfuggente e multiforme di quanto si possa sospettare.


Fonte: WIRED.it

 
 


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