Come sono andate le elezioni a Hong Kong

09 febbraio 2020

Il risultato delle elezioni per eleggere i consiglieri distrettuali ha visto il trionfo degli anti-governativi, con 17 consigli su 18 assegnati ai democratici e un'affluenza record, raddoppiata rispetto al 2015

(foto: Vernon Yuen/Getty Images)

Dopo mesi di violente proteste, a Hong Kong si è votato per eleggere i 452 membri dei 18 consigli distrettuali della regione. Nella tornata elettorale i candidati anti-governativi hanno conquistato il 90% dei seggi (396 sui 452 in palio) assestando un duro colpo all’attuale governatrice Carrie Lam e, soprattutto, a Pechino. Il fronte pro-establishment ha infatti perso più di 240 seggi rispetto alla tornata elettorale precedente, che risaliva al 2015, e, di conseguenza, il controllo di quasi tutti i distretti: 17 su 18 saranno ora guidati da rappresentanti dei manifestanti pro-democrazia. Un vero e proprio terremoto elettorale se si considera anche il dato dell’affluenza record: circa tre milioni di votanti, ovvero il 71 per cento degli aventi diritto, il doppio rispetto all’ultima volta.

Per cosa si è votato

Nonostante queste elezioni non abbiano un’importanza fondamentale nel sistema della città-stato, il risultato marca comunque un forte segnale politico, soprattutto alla luce dei violenti scontri fra persone impegnate nelle proteste e governo centrale. I consiglieri distrettuali hanno infatti essenzialmente funzioni locali e non possono influenzare più di tanto il consiglio legislativo, dove potranno assicurarsi soltanto 6 seggi. Gli eletti potranno invece avere 117 seggi su 1200 all’interno della commissione che seleziona il capo esecutivo di Hong Kong, normalmente dominata da gruppi pro-Pechino. Nel 2022 si dovrà scegliere il sostituto per la carica che oggi è ricoperta da Lam.

Se quindi il risultato elettorale non mette in mano ai democratici un forte potere, si carica però di un fondamentale valore simbolico. L’obiettivo dei manifestanti era proprio quello di ottenere un riconoscimento di supporto e sostegno dalla popolazione. Un risultato ampiamente raggiunto con il completo rovesciamento dei rapporti di forza rispetto alle stesse elezioni di quattro anni fa. Sicuramente nel voto ha pesato anche l’avversione dei cittadini a Lam, soprattutto per la maniera in cui ha gestito il caos negli ultimi mesi, ignorando i cittadini e lasciando rispondere solo la polizia.

Uno tsunami

Sul voto era calata anche la possibilità di un rinvio, considerato l’aumento di violenza delle ultime settimane con gli studenti asserragliati nelle università. La tornata elettorale, invece, si è tenuta regolarmente senza scontri o proteste. Il vero tsunami è stato politico, come l’ha definito il giovane attivista pro-democrazia Tommy Cheung Sau-yin celebrando i primi risultati. Lui stesso ha sconfitto l’avversario in carica, Wilson Wong Wai-shun.

Li Shee-lin, democratico, ha strappato ai pro-establishment il seggio di Wah Fu South. Kelvin Lam, sostenuto dall’attivista Joshua Wong, ha vinto col 57% dei voti. Il controverso parlamentare pro Pechino, Junius Ho ha ceduto, per oltre 1.000 voti, il passo al democratico Lo Chun-yu. Tra i vittoriosi anche il candidato Ronald Tse Man-chak che ha battuto il suo rivale pro-Cina, Wong Wai-kit, considerato uno dei favoriti alle ultime elezioni, per oltre 2mila voti; Stanley Ho Wai-hong, che a settembre era stato aggredito da quattro uomini, ha vinto il seggio di Pak Sha Wan.

Il futuro di Lam

Di fronte al risultato, non è tardata ad arrivare la reazione del governo di Hong Kong che, tramite una nota, ha fatto sapere che ascolterà “certamente con umiltà le opinioni dei cittadini e rifletterà su di loro con serietà”. Con queste parole Carrie Lam commenta la pesantissima sconfitta assicurando che il governo “rispetterà il risultato del voto”.

Da Pechino, intanto, arriva anche il commento del ministro degli Esteri cinese Wang Yi: “Hong Kong è parte integrante della Cina, a prescindere dal risultato elettorale”. Lo stesso poi avverte che: “Qualsiasi tentativo di danneggiare il livello di prosperità e stabilità della città, non avrà successo”. Si intuisce dunque che Lam avrà una fortissima pressione in vista delle elezioni per il consiglio legislativo del prossimo anno, dove si teme un esito simile. Come ha dimostrato finora, la sua autonomia dal governo centrale è molto debole. La protesta per la democrazia totale dalla Cina prende invece un nuovo slancio, ma Pechino è pronto a fermarlo.


Fonte: WIRED.it

 
 


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