Fao, si cambia: u201cUn candidato europeo u00e8 nellu2019interesse dellu2019Italiau201d

24 giugno 2019

Si apre oggi una stagione nuova per la Fao, l’Agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura che ha sede a Roma: dopo due mandati consecutivi del brasiliano José Gaetano De Silva, i delegati sceglieranno oggi il nuovo direttore generale tra la candidata francese Catherine Geslain-Lanéelle e il cinese Qu Dongyou. Dagli Usa agli alleati europei, c’è molta attesa per il voto dell’Italia, paese ospite dell’Agenzia, in una congiuntura in cui le emergenze ambientali e l’attenzione al territorio non sono mai state così alte. Ne abbiamo parlato con la ministra tedesca dell’Agricoltura Julia Kloeckner, tra le figure di spicco della Cdu, in questi giorni a Roma per la votazione finale.

Frau Kloeckner, in Italia c’è molta preoccupazione per la salvaguardia del territorio e la difesa dei prodotti nazionali. Qual è la sua posizione?

«La patria e l’amore per la patria non escludono una visione globale delle cose, né una solidarietà internazionale. La parola “Heimat” (patria) ha un sapore speciale – e lo dico da ministro dell’alimentazione – ed è fantastico quando ha il gusto delle molte differenze territoriali, dagli Spaetzle al prosciutto di Parma o al parmigiano. Non solo in Italia, anche per noi in Germania è importante che le persone riconoscano le origini e la regionalità dei prodotti, è importante che le persone possano scegliere e che questa scelta non venga occultata nei suoi passaggi ma anzi che sia chiaramente riconoscibile».

Come si conciliano le richieste di ciascun paese - in particolare sulla difesa dell’agricoltura e delle risorse proprie- con le grandi esigenze del territorio globale, dalle emergenze climatiche alla difesa dell’ambiente?

«Ci sono tre livelli, quello interno ad ogni nazione, ovvero la regionalità, che deve essere rispettata e riconosciuta da tutti quelli che vogliono acquistare prodotti della loro regione. Poi c’è il livello della politica comunitaria, che è importante per definire standard comuni negli scambi con economie extraeuropee. E come Unione Europea abbiamo una capacità negoziale molto più forte, nei confronti della Cina ad esempio, di quanto non avremmo come singole nazioni. Ci consente infatti di preservare le nostre specificità. Solo a quel punto ha senso giocare la partita sul livello più importante, ovvero quello del commercio internazionale».

Cosa risponde a chi considera l’Unione Europea e le istituzioni multilaterali come nemici della produzione nazionale?

«Bisogna guardare al futuro con fiducia reciproca e con uno spirito pacifico, in modo che le persone non abbiano paura. E’ più facile motivare le persone a produrre per una potenza mondiale se questo significa trasmettere i sapori e i valori della propria nazione. Ci vuole il coraggio della diversità: un menù con una sola pietanza è sempre noioso. Per questo credo che la particolarità sia concentrarsi sulle proprie forze, come farebbe una buona agenzia di marketing: pensare alla qualità. Portare ad esempio in Cina il dibattito sulla sostenibilità che abbiamo in Europa sarebbe un grande colpo per l’esportazione».

La Fao si sta preparando a votare una nuova direzione generale. La Germania ha già scelto se sostenere la candidata europea o il candidato cinese?

«Si, la Germania sostiene molto chiaramente sin dall’inizio la candidata europea: Abbiamo deciso in sede Ue di proporre e appoggiare attivamente la francese Catherine Geslain-Lanéelle, che un curriculum eccezionale per questo posto. Penso che sia importante che la Fao torni alle sue radici, al suo approccio iniziale, quello di essere un think-tank, un’organizzazione che trasmette conoscenze, un consulente della politica. Con la presidenza attuale le cose si sono sviluppate in modo diverso, ma proprio dalla Conferenza Eu-Africa in corso in questi giorni è divenuto chiaro che le persone anche in Africa devono sviluppare la loro economia e le loro potenzialità».

Come sa l’Italia ha con la Cina una relazione particolare, dopo la firma del morandum d’intesa sulla Via della Seta. Cosa si aspetta dal nostro Paese in questa occasione?

«L’Italia è uno stato libero e nessuno può costringerla a un voto, che sarà libero e segreto. Come paesi fondatori dell’UE dovrebbe essere il nostro interesse comune sostenere un candidato europeo. Sono convinta che sia importante partecipare a una collaborazione a pari con i paesi emergenti e in via di sviluppo, perché questi non sono solo fornitori di materie prime ma anche potenziali vettori di sviluppo economico per altre nazioni».

Se dovesse stilare un’agenda della Fao per il futuro, quali sono le tre cose che metterebbe in cima alla lista?

«Per prima cosa che la Fao abbia una più grande visibilità e priorità all’interno delle Nazioni Unite,. Poi abbiamo bisogno di più costanza per quanto riguarda il personale, il criterio geografico nella selezione delle persone non deve prevalere su quello delle competenze per essere un gruppo davvero forte. Il terzo, molto importante, è il tema del trasferimento delle conoscenze, soprattutto in modo da promuovere le tecnologie per far fronte alle sfide climatiche».

L’Europa, e la Germania in particolare, ha chiesto alle ultime elezioni più attenzione per le politiche ambientaliste. Non crede che su questi temi ci sia ancora troppa distanza tra l’Europa e altri Paesi come Africa, Cina e India?

«Sono stata da poco in Cina e ho potuto vedere che l’immagine del contadino cinese, nella nascente classe media - parliamo di milioni di persone - non è affatto buona. La classe media vorrebbe una produzione di generi alimentari più sostenibile. Lo stesso accade in Africa, ci sono moltissime situazioni in cui è chiaro che bisogna studiare delle situazioni win-win-win: ciò che è buono per l’ambiente è buono anche per chi produce e anche per la popolazione. Dobbiamo tirare fuori da questi Paesi una maggiore efficienza, ma che sia sostenibile. Questo è quello che l’Europa deve esportare in primo luogo».

*** Questa intervista è una versione integrata rispetto a quella uscita sull’edizione cartacea di oggi, che nel titolo conteneva una citazione non corretta della Ministra dell’Agricoltura tedesca Julia Klöckner. Come si può leggere nel testo, la dichiarazione è la seguente: «L’Italia è uno stato libero e nessuno può costringerla a un voto, che sarà libero e segreto. Come paesi fondatori dell’UE dovrebbe essere il nostro interesse comune sostenere un candidato europeo».



 
 


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