Da Shazam all’intelligenza artificiale: in 6 mesi Apple ha acquisito oltre 20 aziende

08 maggio 2019

Negli ultimi sei mesi, Apple ha acquisito «tra le 20 e le 25 compagnie». Lo ha affermato il ceo Tim Cook in un’intervista a Cnbc. A Cupertino comprano società alla stessa velocità con cui le famiglie vanno al supermercato: praticamente una volta a settimana. Non è una novità che le grandi società tecnologiche siano molto attive: hanno portafogli pieni e necessità di acquisire talenti e tecnologie.

È però singolare che solo sei di queste 20-25 acquisizioni siano note. Mai svelate da Apple, peraltro, ma emerse grazie alla stampa o alla comunicazioni un po’ frettolosa delle società acquisite. In Italia, si è parlato di Stamplay, una «lego» del software che permette di costruire applicazioni senza smanettare troppo con il codice. Cioè senza quell’insieme di «comandi» che rappresentano lo scheletro di ogni struttura digitale. È stata acquisita per una cifra (non ufficiale) tra i 5 e i 6 milioni. Ha sede in California, ma fondatori e sviluppatori italiani. Negli stessi giorni, a marzo, Apple avrebbe acquisito Laserlike, una startup della Silicon Valley specializzata in machine-learning. PullString si occupa invece di applicazioni vocali e sarebbe arrivata a Cupertino a febbraio.

Stesso mese per DataTiger, una startup che opera nel digital marketing con sede nel Regno Unito. A dicembre c’era stata l’acquisizione di Platoon, società che offre servizi per far emergere musicisti e piccole etichette. Utilizza il digitale per scovare che e lanciare gli artisti: l’analisi dei dati è alla base delle scelte di marketing, con uno sguardo particolare alle piattaforme digitali (da YouTube a Spotify ed Apple Music). A novembre, The Information ha scritto dell’acquisizione di Silk Labs, una startup che lavora sui software d’intelligenza artificiale per renderli più «leggeri» e quindi fruibili anche da dispositivi di massa.

Ma come mai Apple, che è una società quotata, può permettersi di non comunicare così tante operazioni? Questione di dimensioni e di strategia. Apple è un gigante che orbita attorno ai mille miliardi di capitalizzazione. Le acquisizioni sono quasi sempre talmente minute in rapporto a queste cifre da non essere significative per il bilancio. Ecco perché non è obbligata a renderle pubbliche. E qui subentra la strategia: Apple è storicamente restia a fare grandi acquisizioni, preferendo mettere le mani su una galassia di piccole società. È quindi raro che punti su nomi già molto noti.

Tra le recenti eccezioni c’è Shazam, acquisita nel settembre 2018 per 400 milioni. Solo Cupertino ha spesa più di un miliardo: 3 miliardi di dollari, nel 2014, per le cuffie di Beats. Cui si aggiungono (tra le operazioni note) 15 acquisizioni oltre i 100 milioni (Shazam compresa). Per fare un confronto con i picchi degli altri giganti: Microsoft ha speso più di 26 miliardi per LinkedIn e 7,5 per GigHub; Facebook ha sborsato 19 miliardi per Whatsapp; Ibm 34 miliardi per Red Hat e Amazon 13 miliardi per Whole Foods Market.



 
 


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