Facebook stringe sulle pubblicità elettorali in vista delle elezioni europee

30 marzo 2019

Facebook dichiara guerra alle interferenze di Paesi esteri nelle elezioni europee di fine maggio. Il social network schiera nuovi strumenti per controllare gli annunci pubblicitari e mobilita gli utenti chiedendo di segnalare gli spot sospetti, per battere nemici «intelligenti e ben finanziati». L’obiettivo è evitare un nuovo Russiagate: le migliaia di inserzioni pubblicate da troll vicini al Cremlino per influenzare le elezioni presidenziali americane del 2016, vinte da Donald Trump.

Il nuovo corso, preannunciato nei mesi scorsi da Facebook e ora messo nero su bianco dal vicepresidente Richard Allan, segue due direttrici: più controlli per chi pubblica spot politici e più trasparenza a vantaggio degli utenti.

Sul primo fronte, «tutti gli inserzionisti dell’Ue dovranno essere autorizzati nel loro Paese a pubblicare annunci relativi alle elezioni dell’Europarlamento», spiega Allan. Dovranno fornire un documento di identità, che sarà verificata insieme al luogo di residenza. In pratica chi risiede in Italia non potrà usare un account francese finanziare spot pro-Macron, né ungherese pro-Orban.

Quanto alla trasparenza, nelle inserzioni sarà specificato chi le ha finanziate, quanto ha pagato e quante persone le hanno viste. Chi non si sarà registrato entro metà aprile - avverte Facebook - si vedrà bloccare gli spot. Misure simili sono già state annunciate anche da Google.

La stretta non riguarda solo le pubblicità che sostengono in modo esplicito un candidato o un partito, ma anche quelle che riguardano temi altamente politicizzati come l’immigrazione, e che sono in grado di orientare il voto. Gli annunci e le relative informazioni, inoltre, saranno conservati per 7 anni in un archivio online consultabile.

La copertura mediatica delle elezioni - assicura Facebook - non sarà toccata. Gli articoli giornalistici sui temi politici, anche se sponsorizzati sul social, saranno distinti dagli spot elettorali attraverso sistemi ancora in fase di implementazione.

«Crediamo che una maggiore trasparenza porterà a una maggiore responsabilizzazione nel tempo, non solo di Facebook ma anche degli inserzionisti», scrive Allan evidenziando gli investimenti fatti. «Ci troviamo di fronte ad avversari intelligenti, creativi e ben finanziati che cambiano le loro tattiche nel momento in cui li scopriamo», e perciò, ammette, «queste modifiche non ci permetteranno di prevenire del tutto gli abusi, ma contribuiranno a prevenire future interferenze nelle elezioni».



 
 


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