Elezioni europee: per la Ue Facebook, Twitter e Google devono fare di piĆ¹ contro le fake news

10 marzo 2019

Facebook, Google e Twitter hanno firmato il codice di condotta contro la disinformazione e devono riportare su base mensile su quanto stanno facendo in vista delle elezioni europee di fine maggio. Secondo la Commissione, Facebook “non ha riferito circa i risultati delle attività intraprese in gennaio rispetto all’esame della collocazione dei messaggi pubblicitari”. La società di Menlo Park ha presentato alla Commissione un rapporto che “fornisce un aggiornamento su casi di interferenze da parte di Stati terzi negli Stati membri dell’Ue, ma non riferisce nulla sul numero degli account falsi rimossi a causa di attività malevole mirate in particolare all’Unione Europea”.

Per quanto riguarda Google, la società “ha presentato dati sulle azioni intraprese in gennaio per migliorare l’esame della collocazione dei messaggi pubblicitari nell’Ue, divisi per Stato”. Tuttavia, le cifre “non sono sufficientemente specifiche” e “non chiariscono la portata delle azioni intraprese” contro la disinformazione o contro la pubblicità ingannevole. E Mountain View “non ha fornito prove di attuazione concreta delle sue politiche in materia di integrità dei servizi nel mese di gennaio”. Peggio ha fatto Twitter: il social network “non ha fornito alcuna misurazione circa i suoi impegni per migliorare l’esame della collocazione di pubblicità”. Sulla trasparenza della pubblicità politica, “contrariamente a quanto annunciato nel rapporto di gennaio”, Twitter ha “rimandato la decisione al rapporto di febbraio”.

E sull’integrità dei servizi erogati, malgrado abbia aggiunto degli account all’archivio delle potenziali operazioni straniere, archivio che è “pubblicamente disponibile ed esplorabile, non ha riferito sui dati per misurare i progressi fatti”. I rapporti diffusi oggi dalla Commissione riguardano le attività intraprese in gennaio; i dati relativi alle attività intraprese a febbraio verranno pubblicati il mese prossimo.

Facebook, si legge nel rapporto trasmesso alla Commissione che consta di 17 pagine, ha rimosso nello scorso mese di gennaio 364 pagine e account “legati a dipendenti di Sputnik, un’agenzia di stampa con sede a Mosca”. Alcune delle pagine “postavano con frequenza commenti su argomenti come sentimenti contrari alla Nato, movimenti di protesta e anticorruzione”. Gli account e le pagine rimossi erano attivi “in condotte fittizie coordinate (coordinated inauthentic behaviour, ndr) come parte di una rete che aveva origine in Russia e operava nei Paesi Baltici, Asia Centrale, Caucaso e Paesi dell’Europa Centro Orientale”.

Gli amministratori delle pagine si presentavano come organi di informazione indipendente su temi come viaggi, sport, economia e politica in Romania, Lettonia, Estonia, Lituania, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Tagikistan, Uzbekistan, , Moldavia, Russia e Kirghizistan. Facebook ha rimosso anche 783 pagine, gruppi e account legati all’Iran e 207 pagine Facebook, 800 account, 546 gruppi e 208 account Instagram attivi in Indonesia, legati al gruppo indonesiano Saracen. Il rapporto inviato da Google è lungo 24 pagine, quello di Twitter appena 6 pagine.



 
 


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