Via ai bandi per gli appalti, lo stop alla Tav potrebbe arrivare dopo

09 marzo 2019

Un’altra capriola può salvare capra e cavoli, governo ed elezioni europee. È stato il sottosegretario (leghista) alle infrastrutture Armando Siri a spiegare come è possibile evitare che il lupo-Tav mangi la capra-governo o che quest’ultima si divori i cavoli-risultato elettorale. La soluzione, sostiene Siri, è la «clausola della dissolvenza prevista dal diritto francese»: una regola «che permetterebbe la revoca dei bandi Telt in qualsiasi momento». Lo stesso Siri dice di averla proposta durante il vertice notturno di mercoledì. Altre fonti leghiste si spingono oltre: la proposta sarebbe stata fatta da Matteo Salvini a Giuseppe Conte e Luigi Di Maio due settimane fa. E altre fonti ancora - qualificate ma pentastellate - ne rivendicano la primogenitura: «È una proposta su cui stavamo lavorando noi». Capriola più capriola meno, tanto affanno nel rivendicare la paternità della dissolvenza puzza di una non-decisione mezza presa.

L’escamotage consisterebbe nel permettere che lunedì Telt faccia partire i bandi per i lavori «con riserva», in modo che le aziende italiane e francesi si possano candidare agli appalti e (soprattutto) i consiglieri di amministrazione di Telt non vengano in futuro chiamati a rispondere del danno erariale che potrebbero procurare al Paese bloccando tutto. I consiglieri sono stati chiari: senza un mandato esplicito del governo non vogliono rischiare di essere chiamati a rispondere di un buco che si misurerebbe in centinaia di milioni. In futuro, grazie alla riserva, sarà sempre possibile non approvare i capitolati d’appalto appellandosi all’interesse nazionale. È il punto sui cui starebbe lavorando Conte. Il premier avrebbe anche concordato che sarà lui ad annunciare l’eventuale compromesso. Ha esposto il petto alle bordate polemiche di questi giorni, ha ben diritto a un piccolo risarcimento d’immagine.

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Gli osservatori più attenti notano che nella giornata di oggi i segnali di papocchio in atto non sono mancati. L’apparentemente inflessibile Di Maio, durante la conferenza stampa pomeridiana a Palazzo Chigi, per la prima volta non ha parlato di sospendere o bloccare i bandi ma s’è fermato un attimo prima: chiarendo che si tratta di «non vincolare i soldi degli italiani». Insomma, far partire i bandi con riserva permetterebbe al governo di avviare la «ridiscussione» promessa dal contratto di governo e annunciata da Conte. Che guiderà in prima persona la trattativa con Francia e Unione europea.

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Salvini ha rinviato tutto a lunedì, incurante del fatto che Di Maio lo abbia richiamato all’ordine e un «weekend di lavoro». Per ora le agende non contemplano un incontro tra i due, ma domani i vicepremier saranno entrambi a Milano. Il leader leghista assicura che trascorrerà il suo compleanno coi figli, approfittando del sabato grasso del Carnevale ambrosiano. Dopo lo scontro a distanza di ieri (Salvini ha evocato la crisi di governo e Di Maio che lo ha accusato di essere «irresponsabile») pare che i due leader non si siano sentiti. La Lega ha mostrato stupore di fronte alla decisione di Di Maio di tenere una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Salvini dice di averlo appreso dalle notizie d’agenzia.

A Genova, oggi, Conte ha risposto a una signora che gli chiedeva di «mandare a quel paese tutti gli estremismi» che «ogni tanto bisogna esser radicali». La via intermedia che permetta di salvare le due anime Sì Tav e No Tav va cercata a qualunque costo, «Altrimenti sto sempre nella medietà - ha concluso Conte -. Non funziona così». Ogni tanto è necessaria qualche capriola.



 
 


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