Leggere Stephen King senza paura di avere paura

27 febbraio 2019

Stephen King è la rappresentazione vivente dello scrittore. Inutile dire il contrario, l’autore statunitense è riuscito ad entrare nell’immaginario collettivo attraverso le sue storie, modificando non solo la letteratura ma anche parte del cinema e della televisione. Moltissime sue opere sono state portate sul grande e piccolo schermo, con risultati più o meno buoni. In oltre quarant’anni di onorata carriera ha saputo produrre una quantità di libri che hanno mutato il concetto stesso del raccontare storie. Sviscerando la realtà e facendo emergere le nostre paure, i nostri fallimenti e soprattutto l’umano che lotta (o si fa abbracciare o uccidere) con il sovraumano.

Una dimensione nuova – popolare – che immerge i lettori nelle proprie paure, nella propria realtà, nel proprio subconscio e trasforma la lettura in un viaggio. A volte mi è capitato di parlare con persone che non hanno mai letto King perché hanno paura di avere paura. Un bisticcio di parole che però riesce a esplicitare perfettamente la sensazione che è riuscito a creare l’autore del Maine. Nella sua immensa produzione letteraria ci sono stati alti (altissimi) e anche bassi, anche se per onore della cronaca i suoi livelli bassi sono comunque sopra la media.

Stephen King ha ancora tanto da dire e sa benissimo come farlo. Ne è un esempio lampante il suo ultimo libro Elevation, uscito in Italia edito da Sperling & Kupfer e tradotto da Luca Briasco. Un piccolo gioiello. Un racconto quasi scarno, spogliato di tutto quello che non è necessario alla storia. Senza inutili orpelli ma pieno di piccole perle nascoste. Il libro inizia con una dedica particolare Pensando a Richard Matheson e infatti questo romanzo mi ha fatto ripensare a Tre millimetri al giorno scritto appunto da Matheson in cui il protagonista quotidianamente rimpicciolisce della misura indicata nel titolo. In Elevation la storia è diversa, Scott Carey (il nome è un esplicito omaggio a Matheson) perde ogni giorno una determinata quantità di peso corporeo pur rimanendo uguale fisicamente.

Un uomo alto, massiccio e leggermente sovrappeso che non muta la forma ma che - quando sale sulla bilancia – ha un impatto diverso sulla forza di gravità e anche gli oggetti che prende in mano sembrano non avere più massa. E se in un primo momento sfrutterà positivamente la cosa ben presto si renderà conto che, con il passare del tempo, qualunque cosa diventerà un problema insormontabile. Questo è un tema a me molto caro, infatti anni fa scrissi un racconto lungo intitolato Scomparire in cui il protagonista – per sua stessa decisione – dimagriva fino al punto di non esistere più. La mia idea era quella di una discesa negli inferi, una sofferenza terrena che anticipasse quella eterna.

Invece Stephen King scrive un romanzo di grande caratura e con un messaggio estremamente positivo sempre senza il minimo sforzo. Stephen King rimarrà per sempre perché attraverso le sue storie, i suoi mondi, i suoi personaggi e le loro azioni riesce a mostrare il suo pensiero senza mai doverlo esplicitare. E la cosa in Elevation tocca apici altissimi: riesce a denigrare Trump senza doverlo insultare, riesce a mostrare la sua idea di uguaglianza senza descriverla, parlare di fede senza nessun accenno alle religioni.

Riesce a mostrare la realtà americana ridotta quasi ai minimi termini e trasla armonicamente i problemi di un’intera nazione dentro la piccola cittadina di Castle Rock. Questo è un talento raro e puro che mostra i muscoli di un lavoro costante e continuativo. Dentro Elevation c’è tantissimo anche se è un’opera a sottrarre. In cui il protagonista accetta la sua malattia (o benedizione) e ne fa tesoro per diventare una persona migliore senza nessun gesto roboante ma attraverso piccolo gesti quotidiani per potersi finalmente elevare al cielo libero da tutte le zavorre che ci fanno dimenticare che la vita è un passaggio e che è più intelligente di noi. Ma non c’è nessuna rassegnazione, solo una lucida accettazione che ci permette di sfruttare gli istanti e di condividere il tempo con le persone che decidiamo di avere intorno. Alla fine siamo quello che facciamo e il nostro corpo sarà anche un sacco di carne ma si può riempire di bei sentimenti. Stephen King lo sa ma non ce lo dice, ce lo racconta.



 
 


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