Danilo Sacco a Novi: “Canto l’amicizia fra gli sportivi ma anche storie di migrazioni”

24 febbraio 2019

La passione per l’Oriente era dentro Danilo Sacco, il cantante astigiano ex voce dei Nomadi, molto prima della sua conversione al buddismo, che risale agli Anni Duemila. Quando aveva quindici anni seguiva ad Alessandria i corsi di aikido nella palestra Kodokan, allievo di Nando Magarotto, prima che la passione per la musica prendesse il sopravvento. Stasera, venerdì 22 febbraio, torna in provincia con la sua band, al centro Dolci Terre di Novi, dove alle 21 è impegnato nell’anteprima del «Gardé tour».

Quando è nato il progetto?

Quattro anni fa. Abbiamo cercato storie, curato testi e arrangiamenti. Un parto lungo, ma un disco esce quando si ha qualcosa da dire.

Storie di sport?

«N on solo. Affrontiamo anche, ade esempio, il dramma delle migrazioni. Mai avere paura di essere curiosi, di informarci correttamente, senza accontentarci».

Perché il titolo «Gardé»?

« È una contrazione di “Regardez!”, che in francese è un invito a guardarsi intorno, a stare in guardia, perché un popolo con la guardia bassa è più addomesticabile. Rimanendo umani, riscoprendo amicizia e condivisione. E il pezzo che dà il titolo al disco è dedicato a Mimmo Lucano, uno che ha portato soluzioni, non certo creato problemi».

Canzoni che fanno pensare?

« Vorrei fosse ritenuto un disco scomodo, che non faccia solo divertire. Mi piace essere un testimone di quel che succede e raccontarlo».

Gli amici nelle canzoni chi sono?

« “Amico mio” racconta la vicenda di due straordinari rugbisti, uno sudafricano e l’altro neozelandese. Avversari in campo, hanno tenuto viva l’amicizia anche dopo la grave malattia che ha colpito entrambi. Racconto anche di Jesse Owens e Luz Long,amici-rivali alle Olimpiadi di Berlino. E di George Best, che della sua debolezza fece la sua grande forza: un genio del calcio che ha vissuto intensamente come voleva, senza cercare scuse per i suoi errori».

Altri temi?

«In “New York 1911” parlo del disastro in una fabbrica che ha ispirato la Giornata della Donna. E di donne si tratta anche ne «La rosa violata», dove un padre straziato dal dolore racconta, in una specie di ninna nanna, le violenze subite dalla figlia».

Le diversità vengono sufficientemente accettate?

«Purtroppo no, In “Una nuova Babele» osservo che su certi temi rimanere fermi è peggio che andare indietro».

È importante non mollare mai?

«Lo dico in “Spazza via»: bisogna togliere la polvere dalla nostra esistenza, mai restare ancorati al passato con il timore di sbagliare. Stesso tema in “Vedrai” e “Io vivo ancora”: nonostante le botte che ricevi vedrai che ti rialzi, un po’ come Rocky, e sorridi ancora. Anche se non è facile».

Collaborazioni eccellenti?

«Massimo Bubola ha scritto per noi “La lunga strada”, dove si parla di noi musicisti che viviamo su letti di parole».

C’è anche una parte introspettiva.

«In “Ciao vecchio amore mio” si riecheggia una storia d’amore conclusa, ma non è un fallimento, perché tutto lascia qualcosa. Mentre “Solo qui per te” è la storia di un innamoramento che nasce improvviso perché lui vede lei camminare leggendo un libro e non uno smartphone». —

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