Diciotti: Conte prova a mediare, ma Lega e M5S sono sempre più lontani

01 febbraio 2019

Si aggrava, per il governo, il caso Diciotti. Il premier Giuseppe Conte prova a sminare il caso chiarendo che non ci sarà un «voto salva-Salvini» ma che i senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere saranno chiamati a decidere se l’intervento del titolare del Viminale sulla Diciotti è stato o no di interesse pubblico. Ma per il premier-mediatore, questa volta, il compito è davvero arduo, perché il caso continua a gonfiare il malcontento nel M5S. Quando Salvini rivela che aveva avvertito Luigi Di Maio della lettera al Corriere della Sera con cui ha chiesto di non essere processato, la reazione dell’altro vicepremier è una sonora risata.

Una reazione che rispecchia, in modo chiaro, il gelo tra i due alleati. Il fatto è che nel Movimento si fa strada una convinzione: «Salvini vuole farci implodere, vuole staccare la spina al governo senza essere lui a farlo», ha osservato uno dei parlamentari più vicini al capo politico.

Leggi anche - La Sea Watch a Catania, polizia a bordo

Il peggiorare del clima, tra i due alleati, non fa che agitare ulteriormente le acque in un Movimento che, al di là delle motivazioni giuridiche, voterebbe «no» soprattutto in ossequio alla realpolitik. D’altra parte, il pressing dell’ala ortodossa è costante e se Di Maio, in Giunta, può contare su una flebile compattezza a favore del «no» all’autorizzazione, nell’Aula del Senato i numeri sono ben più ballerini. Con la possibilità di un’ulteriore complicazione: una spaccatura dei M5S al Senato potrebbe comunque salvare Salvini dal processo (ha pur sempre dalla sua i «no» di Forza Italia e Fratelli d’Italia) logorando ulteriormente il gruppo pentastellato.

Un gruppo nel quale si fa strada l’esigenza di alzare la voce con l’alleato. E, non a caso, con il caso Diciotti, si aggrava anche il nodo Tav. Stefano Buffagni, tra i 5 Stelle più fedeli al governo, in serata diffonde un video in cui percorre un’autostrada BreBeMi deserta all’ora di punta. «Questo video lo dedico a quelli bravi a fare i conti, quelli che han detto che la BreBeMi stava in piedi quando io ho detto che forse sui loro conti sul Tav qualche dubbio ce l’ho», è il messaggio che Buffagni recapita alla Lega.

Parole che seguono quelle che, poco prima, nel salotto di Vespa, pronunciava Salvini. «Si può aggiornare l’opera. Ci sono spese che possono essere eccessive, come la mega stazione di Susa, ma l’Italia non può essere isolata in Europa», spiegava il leader della Lega che, domani, con la visita al cantiere di Chiomonte, «scolpirà» nella Val di Susa il suo sì alla Tav.

Così, tra la metà di febbraio e l’inizio di marzo, l’incrocio pericoloso Tav-Diciotti rischia di essere fatale per il governo. «Parlare di immunità per Salvini è un falso, uno strafalcione giuridico», sono le parole con cui Conte, oggi, tenta di gettare acqua sul fuoco, con un assist a Di Maio diretto soprattutto alla base M5S. Ma le tensioni giallo-verdi e le Regionali alle porte rendono tutto incerto. E domenica, tra Salvini e Di Maio (accompagnato da Di Battista), ci sarà un’incandescente sfida delle piazze, in Abruzzo che, tra M5S e Lega, si presenta come un anticipo delle Europee.



 
 


© 2018 | Yuss P.IVA 06727120963 Privacy Policy
 

 Possiamo aiutarti?