Coupe du Monde de la Patisserie: sul gradino più alto la Malesia, secondo il Giappone e terza l’Italia

29 gennaio 2019

La Grande Dame ha eletto, ancora una volta, i suoi campioni. Sul podio del Sirha di Lione il mondo della pasticceria ha appena applaudito i nuovi anfitrioni: sul gradino più alto è salita la Malesia, secondo il Giappone e terza l’Italia. La competizione che, come racconta la sua coppa, è riuscita a sollevare la creazione di pasticceria su un piedistallo largamente aperto al mondo e alle sue mutazioni, radunando persino nazioni che non hanno nella loro cultura questa formazione verso il dessert, è stata ancora una volta un successo.

E l’Italia, di nuovo, c’è l’ha fatta: nonostante il livello dei concorrenti si sia innalzato tantissimo, il team italiano più giovane di sempre composto da Andrea Restuccia, Mattia Cortinovis e Lorenzo Puca è salito ancora una volta sul podio. Del resto l’Italia del dolce, a differenza di quella della cucina, dal 1997 si è sempre posizionata tra le prime tre classificate ed è a tutti gli effetti tra i Top player della competizione. Il suo segreto? L’affiatamento e la grande collaborazione che rende unico lo spirito di questa squadra capitanata da Alessandro Dalmasso, insieme ai campioni del mondo 2015 Fabrizio Donatone, Emanuele Forcone e Francesco Boccia e con la supervisione di Iginio Massari.

Ma qual è la sottile differenza che rende, tra i big, un team il migliore del mondo? «L’unica cosa che differenzia realmente i top player – commenta Forcone - è, a parere mio, il fatto di comprendere che bisogna trasformare l’allenamento in una ossessione focalizzando totalmente le proprie energie per il risultato finale. I nostri ragazzi lo hanno fatto per cinque mesi, tutti noi abbiamo dato loro il supporto necessario e siamo orgogliosi del risultato che hanno ottenuto».

Una delle preparazioni del team italiano

Supporto in primis dal coach Alessandro Dalmasso, il pasticcere torinese che allenò già il team per la Coupe du Monde del 2015, che conquistò il secondo posto nel 2009 e che presiede il Club della Coupe du Monde de la Pâtisserie Selezione Italia impegnata dal 2000 a selezionare, allenare e accompagnare la delegazione italiana a Lione. Supporto tecnico, morale e affiatamento sono tra i segreti di un team di successo capace di costruire un legame così forte da consentire a ognuno dei concorrenti di ragionare in modo univoco.

Lo racconta il team italiano capitanato da Lorenzo Puca tra l’emozione e la tensione arrivata alle stelle durante un’esperienza di vita che resta indimenticabile: «Il momento più toccante è stato alla fine della gara, quando mancavano pochi minuti al termine e le nostre piéce sono state posizionate sul tavolo di presentazione. La difficoltà più grande? Il lavoro di squadra che è stato però anche la cosa più facile con cui convivere perché l’intesa e l’unione che è nata tra noi, anche se non avevamo mai lavorato insieme prima, è stata la nostra forza più grande. Il lavoro di uno è il lavoro di tutti, come le difficoltà e i successi: abbiamo ragionato mettendo da parte l’individualità personale e questo è stato un valore aggiunto grandissimo».

Ma l’edizione 2019 della Coupe du Monde de la Pâtisserie, che festeggia i 30 anni dalla sua fondazione, è stata segnata anche dal passaggio di testimone del suo fondatore, Gabriel Paillasson, che lascia la presidenza nelle mani del collega francese Philippe Rigollot. A Paillasson si deve l’ideazione del più importante evento internazionale legato al mondo della pasticceria: della competizione capace di richiamare partecipanti da tutte le nazioni coinvolgendoli nel dimostrare il loro know-how, la creatività e l’innovazione volta anche a testimoniare i cambiamenti della società in cui viviamo.

Ecco perché, se i dessert al piatto come quelli al cioccolato o gli entremets alla frutta e le sculture di ghiaccio, cioccolato e zucchero saranno sempre elementi chiave di questa prova di squadra, quest’anno è stata introdotta la realizzazione di un dessert vegano che si apre proprio alle nuove richieste dei consumatori. Un evento insomma che, nato due anni dopo il Bocuse d’Or, è stato ed è tuttora capace di rinnovarsi. Merito, dicevamo, di quell’uomo visionario di nome Paillasson che vanta il riconoscimento di una doppia medaglia come Meilleur Ouvrier de France sia per la pasticceria che per la gelateria e che a partire dal 1991 ha lavorato, con la creazione del Club de la Coupe du Monde de la Pâtisserie, affinché ogni nazione in gara avesse un Club nazionale di riferimento per l’allenamento e il supporto delle squadre. In trent’anni la Coupe du Monde de la Pâtisserie ha rappresentato 48 paesi coinvolgendo 300 giudici e 900 partecipanti.

«Ho creato questo concorso – spiega – per dare valore alla professione del pasticcere con tutte le specialità che comprende e sono molto fiero del successo internazionale che ha raggiunto», commenta a commiato Paillasson. L’edizione 2019 ha visto competere 21 nazioni provenienti da 5 continenti con l’esclusione della Francia che come da regolamento, avendo vinto nel 2017, dovrà aspettare l’edizione del 2021 per rimettersi in gara. Proprio la Francia detiene il primato delle vittorie: 8 podi, seguita a ruota da Giappone e Italia a pari merito.



 
 


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