Rose di luce nel cielo di Matera

02 gennaio 2019

In molti, moltissimi, in Italia e all’estero abbiamo trascorso la notte di Capodanno a casa. E in molti, moltissimi, abbiamo ricevuto un insperato regalo. Nel countdown tra un anno e l’altro siamo stati accompagnati da rose di luce nel cielo di Matera. Rose rosse. Il Capodanno di Rai 1 ha scelto Massimo Ranieri quale ospite di gala de «L’anno che verrà», serata condotta con garbo e simpatia da Amadeus. Ore di spettacolo piene di musica e passerella di canzoni nella cornice magica dei Sassi. Una prova di televisione gentile, quella che sa parlare a tutti. E a tutti in modo diverso.

Nell’arco dello spettacolo si è segnalato qualche momento di particolare significato e valore. Come quello offerto da Gianni Togni. Con i suoi testi acuti, carichi di sentimento e ironia. «Luna», «Semplice», «Giulia» … Il senso ultimo del fare poesia in musica. Artigianato di arte che sempre di più si va perdendo e che forse andrebbe difeso con maggiore vigore. Trattando d’arte è d’obbligo parlare di Massimo Ranieri, presenza d’eccezione della serata. Ha cominciato con l’omaggio a Charles Aznavour, cantando «L’Istrione». Canzone di teatro e sul teatro infusa della magia e del sortilegio della scena. L’interpretazione, una prova di talento tale che non sopporterebbe definizioni. Poi, il passaggio divertente e divertito dedicato a «Pigliate ‘na pastiglia» di Carosone. E a ridosso della mezzanotte, «Perdere l’amore». Il cielo gelato di Matera ascoltava, sospeso, sopraffatto.

A un paio di minuti dal conto alla rovescia, del tutto inattese, le note di «Rose rosse». Disperso e introvabile il batterista, Massimo Ranieri ha cantato con l’accompagnamento del pianoforte. Mentre là per aria si sono accesi i primi fuochi d’artificio, fontane d’oro, quasi fossero rose di luce. È stato bello e meritorio che la Rai abbia voluto permettere ai suoi spettatori di trascorrere gli istanti di pura emozione procurati da quella voce. La canzone è sfumata nel countdown. Massimo Ranieri è sparito. Picciol punto nella folla del palco al momento del brindisi. Ma l’eco di quell’armonia è rimasta. Ha aspettato insieme a noi il primo sole del 2019, sfidando il freddo. Del resto, i fiori di «Rose rosse» sono in boccio da cinquant’anni. Con la loro regale semplicità rappresentano la musica italiana.

È probabile che il prossimo dicembre sospireremo dicendo: «Speriamo che l’anno venturo sia migliore di questo…». Ma al momento abbiamo il progetto sicuro che affronteremo i dodici mesi che ci aspettano con buona, buonissima volontà. Per farne un anno bello. Perché siamo stanchi di soffrire, di rimandare la vita, di sentirci mortificati. Quest’anno saremo coraggiosi e saggi. Ci proveremo, almeno, con tutte le forze. E non lasceremo più che niente e nessuno ci faccia del male. Almeno, tenteremo di difenderci. Quando il mondo ci mostrerà il suo volto più tetro, ripenseremo alle nostre rose di musica. Non ci illudiamo: magari meschinità, grettezza, avidità, egoismo, persino odio, continueranno a riversarsi per le strade della terra. Non trattenuti né da ragionevolezza né da pudore. E come sempre, più di sempre, daranno il loro peggio. Ma stavolta è diverso. Stavolta non potranno ferirci perché grazie a Massimo Ranieri entriamo nel 2019 protetti da un’armatura di fiori.



 
 


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