Grazie a una stampante 3D è possibile ingannare il riconoscimento facciale del telefono

24 dicembre 2018

Con una stampante 3D si possono costruire armi, componenti per la meccanica, protesi e anche riproduzioni del proprio volto. Riproduzioni che, dettagliate o meno, possono ingannare il sistema di riconoscimento facciale di alcuni smartphone. Thomas Brewster è un giornalista di Forbes e ha deciso di testare la sicurezza dei principali dispositivi sul mercato, utilizzando la propria faccia.

Con un volto in 3D, Brewster è riuscito a sbloccare alcuni telefoni: tutti con il vero viso dell’uomo già registrato in precedenza. In particolare, il giornalista è riuscito a ingannare i sistemi di smartphone come il Samsung Galaxy S9, il Galaxy Note 8, LG G7 Think Q e il modello OnePlus 6. Ma ad esempio, non è riuscito a sbloccare l’iPhone X, dotato di una tecnologia in grado di distinguere tra una riproduzione e il volto reale.

Tra un telefono ingannato e l’altro però, è necessario anche fare dei distinguo. I modelli S9 e S8 utilizzano anche la doppia verifica con il riconoscimento dell’iride. In questo modo , il volto in 3D non basta. Il più vulnerabile risulta essere il modello OnePlus 6, che utilizza la fotocamera per sbloccare il telefono. Si tratta infatti di una componente meno precisa.

Insomma, la stampante 3D potrebbe essere utilizzata come strumento per accedere ai dati personali dei malcapitati. Sia da hacker che dalle forze dell’ordine. Ovviamente, si tratta solo di un test. messo in piedi per mettere in luce la debolezza di alcuni sistemi di ricognizione facciale. Con tecnologie più avanzate, che scannerizzano anche parti anatomiche particolari (come l’iride), i telefoni sono ancora al sicuro.

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