Da Pippero al Gladiatore, le Voci Bulgare in concerto con Lisa Gerrard

09 dicembre 2018

Tra la fine degli Anni Ottanta e i primi Novanta sembrava che il Coro delle Voci Bulgare fosse in ogni disco pop che volesse darsi un tono. Da Kate Bush agli U2, da Drake a Elio e Le Storie Tese, con l’indimenticabile hit Pippero. “Significa pepe: la canzone parla della prima notte di nozze di una ragazza, e di una donna anziana che le spiega come comportarsi”. Ride, Dora Hristova, che da quasi 40 anni dirige il coro femminile più famoso del mondo. Dopo un lungo silenzio discografico, in primavera è uscito un nuovo album, BooCheeMish, e questa domenica si esibirà a Roma, nell’unica data italiana. “Il coro era nato come parte dell’ensemble della radiotelevisione bulgara. Fino al 1988 abbiamo registrato musica popolare autentica e riarrangiata, passando la maggior parte del tempo in studio, poi ci siamo esibite perlopiù in tour: abbiamo tenuto oltre mille concerti in tutto il mondo”.

Sul palco dell’Auditorium Parco della Musica, con Le Mystère de Voix Bulgares canterà Lisa Gerrard, come nel disco. È un cerchio che si chiude, la cantante dei Dead Can Dance (e de Il Gladiatore) che torna dove è nato il suo modo di cantare unico: “Avevo poco più di vent’anni e mi sono innamorata della loro musica - ci racconta - era così sincera, onesta e bella, mi ricordava le canzoni che ho ascoltato da piccola, da immigrata irlandese in Australia: un mix di influenze italiane, balcaniche, turche, da cui è nata la lingua in cui canto ora. La mia voce in inglese non suona granché, ma quando uso la mia lingua inventata sento di essere veramente a casa”.

Già, perché nei nove album dei Dead Can Dance (l’ultimo uscito il mese scorso) come nelle innumerevoli collaborazioni e colonne sonore, la voce ultraterrena di Lisa Gerrard si arrampica su sillabe e fonemi, passa da un sussurro a un grido: è una lingua che non esiste, eppure potrebbe essere un idioma medievale, o un di paese esotico. La stessa sensazione, almeno per noi occidentali, che nasce dall’ascolto dei cori bulgari. “Per me è un’esperienza molto diversa dai Dead Can Dance, non controllo cosa faccio, queste donne cantano in note che non sono scritte da nessuna parte, devo ascoltare con attenzione e inventarmi una nuova connessione col coro, che non ha niente a che vedere col belcanto come lo intendiamo noi: a volte l’unico modo di capire di che nota si tratta è tenere la mano sulla gola di chi canta”, dice. “La differenza è nella fisiologia: la lingua non riposa nel fondo della gola ma si muove sempre, e il suono viene dalla laringe, è più leggero, più vicino al cuore”.

Le Mystère de Voix Bulgares con Lisa Gerrad, foto Dajana Winkel.

Non sono voci belle, in senso tecnico, ma il loro fascino ha attraversato il pop e il rock per decenni, da quando nel 1975 l’etnomusicologo svizzero Marcel Cellier pubblicò il primo di quattro volumi con le melodie del Coro della radiotelevisione bulgara. Undici anni dopo, su suggerimento di un padre del goth, Peter Murphy dei Bauhaus, il disco fu ristampato da un’etichetta culto del genere, l’inglese 4AD, per la quale incidevano appunto i Dead Can Dance, oltre a Nick Cave, Cocteau Twins e tanti altri. Fu un successo da oltre 100 mila copie, seguito da un secondo volume, e da un Grammy, nel 1990.

“Molti hanno usato le Voci Bulgare come sottofondo per le loro canzoni - spiega la Gerrard - ma noi cerchiamo di attraversare il ponte e conservare la loro identità”. Anche se poi il disco alterna brani originali, scritti da Petar Dundakov, con riarrangiamenti di canti popolari del folklore bulgaro: c’è elettronica, strumenti tradizionali e perfino un beatboxer che crea ritmi con la voce. La cantante più anziana ha 76 anni, le più giovani 18: “La prima ti riduce in lacrime, le ragazze hanno invece un’impostazione più facile da accettare per chi è abituato alla musica occidentale”, osserva la Hristova. “Ma non si può rimanere indifferenti a questa bellezza - osserva Lisa Gerrard - perché ci riporta a ciò che è vero. Ci sono troppe divisioni oggi nel mondo, l’unico linguaggio che può unirci è la musica: non è religiosa, non è politica, parla direttamente all’anima. Ci spinge a confrontarci con noi stessi, con un mondo che è più puro e più vero di quanto possiamo mai immaginare”.



 
 


© 2018 | Yuss P.IVA 06727120963 Privacy Policy
 

 Possiamo aiutarti?