A Barcellona le città si preparano a diventare “smart”

25 novembre 2018

Facile parlare di “smart city”. Ma di che cosa si tratta, in concreto? Sotto la definizione di “città intelligente” si nascondono una moltitudine di progetti e iniziative, accomunati dall’intento di rendere più moderna ed efficiente la vita in città, in particolare per quanto riguarda i trasporti.  

Qualche esempio pratico: servizi di car e bike sharing, semafori coordinati, corse in taxi condivise, “micro mobilità”, cioè piccoli dispositivi elettrici per percorrere lo spazio che separa i parcheggi o le fermate dei mezzi pubblici dalla destinazione finale. Sistemi più o meno integrati, declinati in diverse forme a seconda della zona geografica e della topografia della città. Un mondo variegato e in pieno fermento, come dimostra lo “Smart City Congress” di Barcellona, il maggiore Salone europeo dedicato al tema.  

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L’ingresso dello Smart Mobility Congress di Barcellona  

L’accesso, dal 13 al 15 novembre, era riservato agli operatori, cioè aziende, start-up, amministratori pubblici. Gli stand dello Smart City Congress non mostrano oggetti concreti, ma un concetto molto astratto: offrono mobilità. App di gestione del traffico, sistemi per trovare parcheggio, metodi per condividere veicoli e viaggi, insomma sistemi che permettano, attraverso lo smartphone, di razionalizzare il trasporto in città. Perché gli autobus, i taxi, le macchine private e le biciclette diventano “smart” fino a che non sono collegati alla Rete e non vengono gestiti da sistemi che ne permettano il controllo e la condivisione.  

Le “Smart cities” sono ancora un obiettivo lontano: per ora esiste una moltitudine di sistemi spesso non collegati fra loro, diversi ma sovrapponibili, che parlano una babele di lingue. Italia, Spagna, Belgio, Olanda, Stati Uniti, Dubai, Israele, Cina, Giappone sono solo alcuni dei Paesi che hanno deciso di portare nell’area fiera di Barcellona la loro testimonianza.  

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Dei marchi automobilistici, invece, era presente soltanto Seat, che qui gioca in casa. Daimler era rappresentata dalla sua sussidiaria Moovel, mentre la multinazionale tedesca Bosch presentava alcuni casi concreti come l’applicazione di un sistema di “gestione intelligente della folla” in fase di test a Siviglia: grazie alle funzioni di analisi video delle telecamere, il sistema raccoglie informazioni in tempo reale sul flusso delle persone, contandole e rilevando gli oggetti o mezzi che si muovono velocemente, dunque potenzialmente pericolosi. 

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Monopattini elettrici, ma non in Italia  

Quanto a Seat, il marchio spagnolo del gruppo Volkswagen ha colto l’occasione dello Smart City Expo per presentare il suo monopattino elettrico eXS KickScooter, progettato insieme a Segway. Dodici chilogrammi di peso, 25 km di autonomia (estendibili a 45 con una batteria supplementare), 25 km/h di velocità massima, è in vendita nelle concessionarie Seat di mezza Europa a 599 euro. In Italia non sarà disponibile, perché nel nostro Paese i monopattini elettrici non hanno una precisa collocazione nell’ordinamento giuridico italiano e se superano i 6 km/h di velocità non possono circolare per strada. 

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L’area esterna di test dell’eXS KickScooter  

“I marchi automobilistici del futuro saranno fornitori di mobilità a 360°”, ha detto ai giornalisti italiani Fabian Simmer, responsabile Digitale di Seat. Per questo il marchio spagnolo ha impegnato 19 persone nel suo Metropolis:Lab Barcelona, che sviluppa servizi come l’app di sharing che invita i dipendenti Seat a condividere con i colleghi i viaggi verso il posto di lavoro. Altri progetti riguardano il 5G, la nuova generazione di standard per le telecomunicazioni, decisamente più veloce dell’attuale 4G. 

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Grazie alla maggiore affidabilità e, appunto, alla velocità, il 5G è considerato una tecnologia chiave per lo sviluppo del cosiddetto “Internet of things” – ogni oggetto sarà collegato in rete – e della guida autonoma: comunicando con continuità con gli altri veicoli, i pedoni e le infrastrutture (strade e semafori), le automobili diventeranno persino più “intelligenti” dei loro proprietari.  

Potranno, per esempio, individuare in anticipo un pedone che attraversa dietro l’angolo, là dove un guidatore umano non sarebbe in grado di vederlo. In attesa dello sviluppo della rete 5G – prevista intorno al 2020 – Seat ha montato su un veicolo sperimentale, battezzata “Cristobal”, 17 diversi assistenti alla guida che sono stati testati su strada in Spagna, a Segovia e a Talavera de la Reina, in collaborazione con la compagnia di telecomunicazioni Telefónica

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La Seat Ateca dotata di tecnologia 5G diventa la concept car Cristobal  

“Cristobal è un chiaro esempio del potenziale che la vettura connessa può avere per il raggiungimento dell’obiettivo zero incidenti. Stiamo lavorando affinché sui futuri modelli Seat possano essere introdotti 3 dei 17 assistenti di sicurezza che include questo modello ’angelo custode’ e che sono già in un avanzato stato di sviluppo”, ha detto Luca de Meo, numero uno di Seat. Le tre funzioni citate sono l’Exit-Assistant, un sistema che rileva l’arrivo di veicoli quando ci si appresta ad aprire la portiera, il Display-Mirror, uno specchietto retrovisore che elimina gli angoli ciechi e l’Advanced Acc, cruise control attivo che regola la velocità al limite stradale (quest’ultimo è già offerto da alcuni marchi). 

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Luca de Meo con l’eXS  

Con Waze per rendere il traffico più intelligente  

Un’altra novità presentata a Barcellona dalla Seat è la collaborazione con Waze – app di navigazione nella quale gli utenti contribuiscono a individuare gli ingorghi stradali - e il comune di Barcellona. Grazie alla collaborazione con l’amministrazione locale, l’app sarà in grado di indicare il motivo del traffico intenso e di spiegare così all’utente gli inviti alla deviazione: “Svolta qui perché stanno per uscire i ragazzi da scuola” oppure “perché più avanti troverai coda a causa della partita allo stadio” sono esempi di comunicazioni più efficaci del semplice “svolta qui”.  

Il Comune di Barcellona sta persino pensando di premiare i comportamenti più virtuosi: chi accetta di cambiare strada per non intasare alcune zone potrebbe, per esempio, ottenere degli sconti sul parcheggio. Anche questo sistema di incentivi potrebbe diventare un tassello delle “Smart cities” del futuro.  



 
 


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