La tecnologia sta cambiando il nostro cervello?

15 ottobre 2018

Lunedì 15 ottobre alle 21.15 su Rai3 “Iperconnessi”, ultima puntata del ciclo autunnale di PresaDiretta. Una puntata speciale con due diverse pagine, una dedicata alle conseguenze sul cervello delle nostre vite iperconnesse, l’altra alla guerra in atto tra i paesi dell’Unione Europea per accaparrarsi il lavoro.  

Quaranta secondi. È il tempo medio di attenzione davanti a uno schermo quando siamo al lavoro. E fuori dall’ufficio, va ancora peggio: saltiamo continuamente da una chat a una foto Instagram, da un post all’altro di Facebook, da un link all’altro. Siamo in una parola, iperconnessi. Ma cosa sta succedendo alla nostra capacità di comprendere, di ragionare, di memorizzare? Sul pianeta oggi ci sono più schede Sim che persone: 7,8 miliardi di sottoscrizioni alla telefonia mobile contro i 7,5 miliardi di abitanti. E gli italiani sono terzi al mondo per diffusione del cellulare, con più di otto persone su 10 che ne hanno uno. Il punto, dicono i neuroscienziati, è che stiamo allenando il nostro cervello a pensare esattamente nella stessa maniera in cui utilizziamo lo smartphone.  

Saltiamo da un pensiero all’altro così come saltiamo da un link all’altro. Tutto è diventato cliccabile, downloadabile. E in un mondo sempre più connesso e distratto, l’attenzione è sempre più preziosa. Oggi è proprio l’attenzione il vero business dei giganti del web, che ci vendono di tutto: prodotti, stili di vita, proposte politiche. In questo mondo iperconnesso, in cui girano ogni giorno 150 miliardi di email e 42 miliardi di messaggi WhatsApp, dobbiamo ritrovare il modo per tornare a ascoltarci. 

LA TECNOLOGIA STA CAMBIANO IL NOSTRO CERVELLO  

“Noi pensiamo che rimuovere gli sforzi e affidarli a un dispositivo sia sempre un vantaggio. Ci dimentichiamo però, che ogni volta che assegniamo a una macchina una funzione umana, stiamo rimuovendo qualcosa dalla nostra vita e dal nostro cervello”. Il professor Michael Merzenich spiega le conseguenze neurologiche dell’utilizzo delle tecnologie sul nostro cervello. Merzenich è professore emerito all’Università della California di San Francisco e uno dei neuroscienziati più noti al mondo, tra i primi alla fine degli anni ‘60 a dimostrare la plasticità del cervello, cioè la sua capacità di riconfigurarsi continuamente in base all’attività dei neuroni. Una scoperta che ha rivoluzionato secoli di teorie e che gli è valso il Kavli Prize delle neuroscienze, una specie di Nobel norvegese.  

“Fino a 40 anni fa noi scienziati pensavamo che il cervello fosse plastico nelle primissime fasi dell’infanzia ma una volta adulto diventasse esattamente come il computer che hai sulla scrivania: una macchina cablata in modo permanente, che non poteva più essere alterata. Poteva solo deteriorarsi”, ha spiegato il neuroscienziato a Lisa Iotti, l’inviata di Presadiretta. “Oggi sappiamo che è sbagliato – ha aggiunto - il cervello è progettato per essere continuamente e profondamente modificabile. Finché sei in vita, hai la possibilità di cambiarlo. In meglio, o in peggio, naturalmente”. Per esempio il nostro cervello è costruito per farci da guida nell’ambiente fisico. “Oggi, quando ci troviamo in un luogo, guardiamo il percorso sul telefono. Aspettiamo le istruzioni. Spesso non sappiamo neanche dove siamo. Cioè, non sfidiamo più il cervello a ricostruire mentalmente lo spazio e a orientarsi. Ma quella sfida aveva un valore per lui. Tutte queste nuove tecnologie stanno già provocando un cambiamento fisico nel nostro cervello, che è molto diverso oggi rispetto a 30 anni fa”. 

Nell’intervista il professor Merzenich invita a riflettere seriamente su quello che stiamo facendo al nostro cervello. “Noi tendiamo a pensare che qualsiasi cosa accada qui dentro vada bene e che il cervello sia sano finché ne abbiamo uno. Ma sappiamo talmente poco della correlazione tra la salute di questa macchina e quello che le provochiamo con le nostre azioni, che pensiamo che qualsiasi invenzione tecnologica le buttiamo addosso sia innocua, purché non ci uccida. È falso. La tecnologia ci sta cambiando, e ci sta cambiando proprio nella testa”. 



 
 


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