L’artigiano che trasforma in opere d’arte le radici del legno

«La natura è la miglior artista e se posso tocco il meno possibile di quel che il mondo degli alberi mi offre». Usa la semplicità Carlo Pedrini, operaio in pensione dell’Ilva di Novi Ligure con il pallino di scolpire il legno, radici in particolare. Una passione nata a 17 anni a Fresonara, suo paese natale in provincia di Alessandria: «Ero alla diga sull’Orba, quando con le mani ho trovato una radice strana. Il custode della struttura mi ha spiegato che quello era il modo per le piante di andare a cercare la terraferma in mezzo alla sabbia. A casa ho costruito una colubrina».  

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Da quell’idea Carlo ne ha sviluppate altre centinaia, molte finite nei cataloghi d’arte perché pezzi unici, come quel tavolino la cui base è un fossile: «Oltre 40 anni fa nella costruzione della Genova-Gravellona, le ruspe hanno riportato alla luce un pezzo di radice fossilizzato dal quale, senza alcun intervento, ho costruito un tavolino con una scacchiera. Lo voleva comprare un personaggio molto noto, ma non me la sono sentita di cederlo neppure per una cifra da capogiro».  

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Carlo è così, 72 anni e un mare di idee in testa, molte che si concretizzano guardando una radice o un legno. Ma la sua officina, il garage sotto casa, fa intendere il suo ingegno perché lui gli attrezzi del mestiere se li è costruiti da solo, sfruttando le conoscenze apprese in fabbrica, con pezzi di motorini e di legno assemblati.  

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Pedrini, che vive a Pozzolo Formigaro, non è solo un appassionato delle radici (di quel filone ha sfruttato tutte le risorse anche se ancora oggi non manca chi gli chiede un crocefisso particolare o un portavasi unico): negli ultimi anni la sua passione si è trasferita a un legno che ha avuto la fortuna di trovare, il fraké, una pianta africana che ha la peculiarità di «difendersi» dai parassiti trasportando dalle radici al tronco sali minerali e metalli che fanno scappare gli invasori e lasciano nel legno sfumature di colori incredibili, come racconta lo stesso artista: «Anni fa a Voghera ho acquistato una partita di questa pianta che mi ha lasciato a bocca aperta per le sfumature e i colori. Era unica e non sono mai riuscito a trovarne di simili. Da allora mi piace realizzare pezzi di legno unici di piccole dimensioni (portariviste, svuotatasche ma anche tavolini e portavasi) dove il mio intervento è solo l’assemblaggio di quel che la natura ha fatto».  

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La sua tecnica - un segreto che non rivela a nessuno - è unica e permette di vedere piccoli capolavori di simmetria che ricordano la china o il disegno a mano libera, tutti fatti dalla natura e rifiniti da Pedrini, uno che la passione ce l’ha nel sangue come confermano i tre garage stipati di legni di ogni genere e di altri strumenti del mestiere, che fanno assomigliare i locali più alla bottega di un artista che a un’officina di un artigiano.  


 
 
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