10 anni dal primo V-Day: abbiamo fatto un giro su Rousseau, il portale del Movimento 5 stelle

Ti condurrò attraverso le linee principali di quello che sarà un affresco che andremo ad arricchire di dettagli”. Perfetto, partiamo. “Facciamo un passo indietro”, va bene. “Anzi, un passo in alto”. Dove? “A cosa dice la Costituzione”. Enrica muove le mani formando ampi circoli simmetrici. Mi sta spiegando il funzionamento dei Comuni italiani. Sono solo alla prima unità didattica del Corso base per portavoce in Comune: 11 lezioni online, che vanno dal Testo unico degli enti locali alle funzioni della Giunta e del Consiglio: il Cepu per diventare un perfetto attivista grillino. Non potevo scegliere giorno migliore, visti i 10 anni esatti che ricorrono dal primo V-Day dell’8 settembre 2007, giorno in cui il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo si fece conoscere al resto d’Italia.

Ascolto tutto: cinque minuti. Se voglio, prima di sostenere l’esame, posso guardare l’approfondimento a cura del senatore Nicola Morra. Titolo: Principio di sussidiarietà e principi di adeguatezza e differenziazione. Opto per la dispensa di cinque righe. La leggo tutta e inizio il test. Cinque domande a risposta chiusa, in cui vengo interrogato sugli elementi costitutivi del Comune, il patrimonio comunale, l’autonomia… Rispondo a tutte e aspetto fiducioso il responso: “Peccato, non hai superato il test”. Non mi capitava da quando fui obbligato al corso online di sicurezza aziendale.

Il portale Rosseau
Lascio l’area eLearning e torno alla homepage del portale Rousseau. Da stamattina faccio parte dei 250mila utenti che possono contribuire al miglioramento della società attraverso il portale del Movimento 5 Stelle. È il sogno definitivo di Gianroberto Casaleggio, presentato nella nuova versione a inizio agosto dal figlio Davide come prodotto finale di un percorso di 10 anni esatti nato l’8 settembre 2007 con il primo V-Day di Bologna, sviluppatosi con i forum delle liste civiche, e proseguito con il portale sul blog di Grillo.
Nella homepage, piuttosto pulita e minimale, si alternano immagini di attivisti su uno scoglio con bandiera del Movimento, stile marines a Iwo Jima (“I traguardi si raggiungono con il sostegno di tutti”) e foto di mani che s’intrecciano stile campagna 8xMille: “Sei chiamato all’azione. Pronto a rispondere?”. Sì, lo sono. Un po’ di azione.

Call to action, evviva il Fatto quotidiano
Clicco sul link e vengo riportato a una delle sei sezioni del portale. Quella del Call to action, “grazie alla quale ogni iscritto può proporre una chiamata all’azione indirizzata al territorio”, mi spiega in video l’ottimo deputato Roberto Fico. È il tentativo di continuare con altri mezzi l’attività degli ormai scomparsi Meetup, vera ossatura del movimento nei suoi primi anni. Chiunque può creare un evento nel suo paese e invitare gli altri iscritti.

Tra i 250 eventi di settembre, ci sono creazioni di gruppi di acquisto solidali, accordi di carsharing, un corso d’informatica per gli anziani a Genova (che non verrà certo letto come un accenno polemico a Grillo) e la “distribuzione gratuita di copie del Fatto quotidiano” a Rignano Flaminio (che verrà certo apprezzato da Marco Travaglio). Faccio un pensierino sull’Incontro pubblico in difesa dell’area verde della ex piazza d’Armi, a Milano. Un pensiero piuttosto nobile, considerando che non so dove si trovi. E mi sento pronto per entrare nella sezione più importante del portale.

Lex iscritti, una suocera non è per sempre
Lex Iscritti è la funzione di Rousseau che permette agli iscritti del Movimento di proporre e votare le leggi da portare in Parlamento. È un Parlamentino online, il miraggio della democrazia diretta, l’utopia del Movimento stesso. Leggo alcune proposte fatte e bocciate dai miei colleghi attivisti. Sono forse discutibili, ma certamente innovative: “l’eliminazione delle banconote” (secca ma chiara), “l’obbligatorietà del diritto di voto” (che a questo punto diventerebbe un dovere…), la “creazione del doposcuola estivo” (che a questo punto diventerebbe dopovacanza), l’abolizione della caccia, l’obbligo dei menù vegani nelle mense pubbliche, l’istituzione della figura professionale dell’operatore yoga, l’istituzione di case famiglie per cani abbandonati e soprattutto l’abolizione della suocera in caso di divorzio, proposta con l’accattivante titolo: “Una suocera non è per sempre”.

Le proposte a 5 stelle
Per proporre una mia legge, mi basta compilare un form con titolo, piccola descrizione e, se la so, legislazione vigente, oltre a un’eventuale esperienza personale che mi ha fatto giungere a quella proposta. La mia proposta sarà valutata dalla Commissione di valutazione dello staff di Rousseau (sui nomi degli apparati bisogna ancora lavorare un po’). Se sarà considerata “innovativa”, “chiara”, inedita e “conforme alla Costituzione e al programma del Movimento”, sarà votata dai miei colleghi attivisti assieme a un altro centinaio di proposte. Se risulterà tra le due proposte più votate di quella sessione, passerà nella sezione Lex Parlamento, dove verrà discussa e integrata. Tra le 20 proposte approvate (su un totale di 1.079 proposte avanzate), c’è la “Riapertura delle case chiuse” proposta da Daniele (4mila voti), l’“Istituzione dei campi di lavoro al posto delle carceri”, l’“Abolizione del passaggio di proprietà delle auto”, l’eterna “Abolizione del canone Rai” proposta da Alberto e il “Divieto di chiamate commerciali su numeri privati”, proposta da Alessio (grazie, Alessio).

Obiezione!
Tutte queste proposte vincenti passano nella sezione Lex Parlamento, dove vengono integrate e discusse per essere portate dai parlamentari alla Camera o al Senato. Sotto ogni legge ci sono tra  i 50 e i 100 interventi. Posso partecipare alla discussione in cinque modi. In ordine di aggressività-passiva crescente, posso qualificare il mio intervento come Suggerimento, Integrazione, Modifica, Vizio di forma e Obiezione.

A Chiara, che propone l’insegnamento della storia della lotta alla mafia, propongo una gentilissima Integrazione: “Mi auguro che venga insegnata anche la storia delle altre organizzazioni criminali, come Camorra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona Unita. Grazie, Francesco”. A Daniela che propone l’adeguamento dei parchi gioco ai bambini disabili, provo a fare un’obiezione: “La proposta è sacrosanta. Ma avete già previsto come finanziarla?”. Puntiglioso, ma cortese. Per non farmi mancare nulla, visito la sezione delle leggi in Europa (appena 17 proposte), quella della mia regione di residenza (la Lombardia) e l’area Sharing, il cui senso è quello di condividere le proposte di legge fatte in Italia a livello comunale.

Donatori anonimi
Non avendo finora offerto un grande contribuito alla comunità dal punto di vista politico, provo con quello economico e decido di fare una donazione. Rousseau mi chiede gentilmente se voglio rendere pubblici i miei dati. No, grazie. Sulla lista dei donatori, scaricabile dallo stesso portale, compariranno soltanto le mie iniziali.

Una volta fatto il pagamento con Paypal, l’Associazione Rousseau mi annuncia che riceverò preso una copia del Calendario 2018 dei santi laici. A oggi, l’associazione ha ricevuto ben 440mila euro da 14mila donatori (per una media di 30 euro a donazione) e ha chiuso il suo primo bilancio con un utile di 80mila euro.

L’associazione Rousseau
Già, l’Associazione Rousseau. È lei che gestisce il portale. È stata costituita nell’aprile 2016, poco dopo la morte di Gianroberto Casaleggio che l’aveva fortemente voluta. È presieduta dal figlio Davide, presidente anche della Casaleggio Associati, e ha altri due soci: i fedelissimi Max Bugani (ex candidato sindaco del M5S a Bologna) e David Borrelli (eurodeputato). “È un fatto che il grande assente dell’associazione sia lo stesso Beppe Grillo”, mi spiega Marco Canestrari, ex dipendente della Casaleggio che assieme a Nicola Biondo ha appena pubblicato il libro Supernova. “L’associazione è un’entità che produce attività che ruotano attorno al blog di Grillo. Si finanzia attraverso banner presenti sul blog di Grillo e assume personale che faceva parte della Casaleggio stessa”. A essere assunto è stato Pietro Dettori, già responsabile dei contenuti editoriali del blog. A quanto risulta a Wired, Dettori è affiancato da due impiegati a tempo pieno e da due dipendenti della Casaleggio a tempo parziale.

Di chi è il portale?
Difficile però capire di chi sia effettivamente il portale Rousseau. “La piattaforma su cui passerà ogni processo democratico digitale del Movimento non appartiene al Movimento stesso”, insiste Canestrari. “Ha un codice privato in mano a un paio di persone, misure di sicurezza insufficienti, nessuna certificazione terza del voto e una policy di gestione dei dati piuttosto confusa”. Eppure la piattaforma ha fatto innumerevoli passi avanti rispetto alla prima versione: è più usabile, più chiara e immediata. Il suo futuro, tuttavia, dipenderà non tanto dal codice o dal design, quanto dagli attivisti stessi e dalla loro propensione al confronto. Per lei varrà quello che varrà per il Movimento: “Il suo destino è legato alla realtà che lo circonda. Se nel tempo, come credo, si svilupperà la partecipazione diretta del cittadino, allora avrà un futuro importante”. Parola, cinque anni fa, di Gianroberto Casaleggio. “L’affresco” c’è. Vedremo “i dettagli”.


Fonte: WIRED.it
 
 
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