Caro Paolo, ci spiace, ma niente lavoro nella Romagna razzista

È terribile l’sms che un albergatore della riviera romagnola ha inviato a un ragazzo nato in Brasile e residente in Italia, di nome Paolo, che si era proposto per un lavoro stagionale.
Testualmente: “Mi dispiace Paolo ma non posso mettere ragazzi di colore in sala qui in Romagna la gente è molto indietro con mentalità scusami ma non posso farti venire giù ciao”.
È terribile sia per il contenuto che per la forma. Il contenuto non ha bisogno di commenti. La gente, in Romagna, è indietro come mentalità (cioè “razzista”), non posso darti un lavoro non perché non hai le giuste competenze, ma perché sei di un’altra razza.
La forma ha qualcosa del rassegnato, di chi, cortesemente, abbandona il campo perché è meglio stare dalla parte dei cattivi che da quella dei giusti. Meglio chinare il capo, pensare alle proprie tasche, sopportare il pensiero amplificato dal megafono del titolare della spiaggia di Chioggia, Punta Canna, che tanto ha fatto parlare nei giorni scorsi.

Il fatto risale al 18 giugno scorso, stando a Manuela Trancossi della segreteria provinciale della Cgil, e Paolo Bragaglia, dell’ufficio vertenze del sindacato.

L’sms è stato ricevuto da Paolo dopo che aveva inviato la carta di identità per perfezionare il contratto con l’albergatore per cui c’era già un accordo. È stata la Cgil a diffonderlo.

foto da Facebook

Ora, è risaputo: per chi ha un’attività che ha a che fare con il settore del turismo, e di quello vive, l’estate è più che sacra, una questione di sopravvivenza, ma davvero la Riviera romagnola è ridotta in questo stato? Davvero a Cervia la gente ragiona in termini di colore della pelle? Ovviamente il sindaco la pensa in termini opposti: “La risposta data dall’albergatore al lavoratore è doppiamente grave, perché non solo inaccettabilmente discriminatoria, ma perché offensiva anche nei confronti del nostro sistema turistico-imprenditoriale, in quanto la Romagna si è sempre dimostrata una terra aperta con una mentalità e un sentire comune che vivono di integrazione, rispetto e correttezza.

Purtroppo mi preme sottolineare che qui l’unico ‘indietro’ è il singolo albergatore”, queste le parole di Luca Coffari, a Repubblica.

L’albergatore è vittima di se stesso o dei suoi clienti? I pregiudizi sono solo suoi, magari incoraggiati da certa mala politica che, sotto campagna elettorale, trova nello straniero (termine generico sotto cui finisce ingiustamente per ricadere anche chi, come Paolo Grottanelli, vive in Italia da quando aveva 3 anni) il nemico ideale o veramente Cervia, la Riviera romagnola, diciamo, l’Italia in generale è vittima di un razzismo dilagante e che si esprime a più livelli?

Purtroppo non sono così propenso a credere che l’albergatore sia vittima di se stesso. È l’Italia che non riesce a distinguere un ragazzo che vive qui da quando aveva tre anni da uno immigrato o da un profugo, fuggito da un paese in guerra, a bordo di un barcone. È un certo tipo di Italia che per età, pregiudizio e ignoranza, individua in chi ha la pelle nera il diverso, il ladro di posti di lavoro, l’invasore. E il razzismo è proprio questo: fare di tutta l’erba un fascio. Non solo odiare una razza, ma rassegnarsi all’odio e al pregiudizio altrui pur di non remare contro.


Fonte: WIRED.it
 
 
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