Invecchiare in allegria rapinando le banche

Rubare ai ricchi per donare ai poveri, fin dai tempi di Robin Hood, non è mai stato considerato un grave crimine sociale. Per questo i film nei quali banditi-gentiluomini scassinano banche e depositi di sicurezza alla vecchia maniera, senza fare ricorso alla violenza, hanno molto successo. Sono film che si possono vedere in famiglia e anche se alla fine i ladri vengono spesso catturati, si lascia il cinema con un senso di soddisfazione: almeno ci hanno provato. Gli inglesi amano molto i perdenti di successo e quindi non c’è da stupirsi se uno dei primi film di questo genere, quello che ha lasciato un imprinting indelebile, sia stato girato a Londra nel 1951: The Lavender Hill Mob (L’incredibile avventura di Mr. Holland), interpretato da Alec Guinness, ha spianato la strada a un nuovo filone, nel quale i furti sono commessi in un clima disteso, non violento, a tratti persino comico. 

La cronaca alimenta in continuazione le nuove sceneggiature e uno dei furti con scasso più strepitosi della storia, quello al deposito di valori di Hatton Garden a Londra, avvenuto nel 2015, è stato il soggetto di due film già usciti e di un terzo in arrivo. A rendere particolarmente affascinante quest’azione criminosa è il fatto che a compierla sono stati arzilli vecchietti, tutti ex ladri di professione, che hanno impiegato le tecniche da banda del buco dei loro tempi, beffando i più moderni dispositivi di sicurezza. 

Nei film dedicati ai furti nei caveau, il sottofilone dei furti commessi da anziani sta vivendo un’epoca d’oro. Gli anziani sono sempre più collocati ai margini della società, il mondo del lavoro li respinge, le loro pensioni si riducono, i loro risparmi spariscono nei sicurissimi investimenti consigliati dalle banche. Ma grazie ai progressi della medicina e a uno stile di vita più salutare si sentono ancora in forma, pronti a grandi imprese. Nel recente Going in Style (Insospettabili sospetti) i veterani Morgan Freeman, Michael Caine e Alan Arkin decidono di rapinare una banca proprio per reagire al mutuo che aumenta, alla fabbrica che trasferisce le sue attività all’estero e non pagherà più la pensione, alla mancanza di denaro per curare una malattia. Seduti in sala, gli spettatori approvano e pensano che quando la società sembra solo desiderare che l’anziano muoia in fretta, se l’anziano riprende un po’ di soldi dove le élite li tengono non commette poi un peccato così grave. 

A Londra, il posto dove le élite tenevano i loro soldi e i loro gioielli era l’inviolabile Hatton Garden safe-deposit box. Nel 2015 le festività di Pasqua erano prolungate da un giorno festivo, un periodo ideale per lavorare indisturbati in un forziere. Brian Reader, 76 anni, aveva studiato il piano con cura. Se ne intendeva: trent’anni prima aveva guidato la banda delle «Talpe milionarie», scavando un buco di 14 metri per raggiungere il deposito di una banca dal quale aveva prelevato decine di milioni di sterline. Con gli amici Carl Wood, 59 anni, John Kenneth Collins, 75, Terence Perkins, 67, Daniel Jones, 60, William Lincoln, 60, e Hugh Doyle, 48, aveva messo insieme una banda di vecchietti affiatata ma un po’ sprovveduta, un gruppo di ladri analogici che sarebbero stati catturati con le tecnologie digitali della polizia.  

Ma il furto andò senza intoppi: il 3 aprile scesero nel caveau dalla tromba dell’ascensore e forarono un muro di cemento di 50 centimetri, senza perdere tempo con la porta superblindata. Il 5 aprile uscirono portando via, a seconda delle stime, da 20 a 200 milioni di sterline in gioielli, pietre preziose e banconote. Perkins, che soffriva di diabete, aveva portato con sé dosi di insulina per tre giorni, altri le pastiglie per il cuore o per la prostata che prendevano abitualmente. 

Il Daily Mirror mostrò qualche giorno dopo le immagini delle telecamere di sicurezza, contribuendo con fantasiosi soprannomi a creare il mito dei ladri di Hatton Garden: quello che scendeva le scale era Mr Zenzero, un altro era Mr Gentiluomo, un altro ancora Il Vecchio, o L’Uomo alto. La polizia ci mise poche settimane a scoprire i veri nomi: uno di loro era andato a compiere il furto con la propria automobile. Intercettando i messaggi del suo telefonino gli agenti avevano scoperto i complici e trovato le prove del coinvolgimento di Brian Reader ricostruendo i suoi spostamenti sui mezzi pubblici, nei quali aveva usato la propria Oyster card senza sapere che quella tessera di abbonamento poteva essere monitorata. 

Complessivamente i ladri di Hatton Garden sono stati condannati a 34 anni di carcere, che stanno scontando nonostante l’età. Un solo esponente della banda, noto con il soprannome di Basil, è ancora libero e si sta godendo probabilmente la sua parte di bottino in qualche paese tropicale, come aveva fatto Ronald Biggs, il capo della banda che rapinò il treno Glasgow-Londra nel 1963. La polizia pensa che Basil fosse il basista, a conoscenza dei sistemi di allarme. 

Le vicende dei ladri dai capelli bianchi di Hatton Garden sono diventate così popolari che dopo Hatton Garden The Heist (1916) e Hatton Garden Job (1917) si sta ora girando un terzo film sul furto. Quando l’ha saputo, l’attore Michael Caine, prototipo cinematografico dell’amabile furfante fin da The Italian Job (Un colpo all’italiana), girato nel 1969 a Torino, ha commentato: «Quei ragazzi di Hatton Garden mi sembrano dei duri. Ho sentito fare il mio nome: accetterei in un istante». È infatti è lui ora, a 84 anni, a interpretare la parte di Brian Reader, affiancato da altre collaudate glorie britanniche dello schermo come Jim Braodbent (68) e Ray Winstone (60). Le rapine in banca e i film che le raccontano sembrano proprio essere le uniche occasioni di lavoro rimaste a chi è vecchio. 


 
 
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