Europa, molte chiacchiere e pochi fatti su clima ed energia

Purtroppo troppo spesso questa Europa non sa cogliere le occasioni che si presentano per affermare il proprio ruolo. Ieri ad esempio ministri dell’Energia riuniti nel Consiglio europeo hanno fatto segnare una battuta d’arresto al processo di miglioramento del risparmio e dell’efficienza energetica. Proprio il campo in cui - grazie anche all’incongruo ritiro di Trump dagli accordi di Parigi - avrebbe potuto dimostrare una bella capacità di leadership. Nonostante infatti che l’asse franco-tedesco (cui per fortuna, seppur in extremis, si è accodato anche il Governo del nostro Paese) avesse chiaramente espresso la volontà di continuare sulla strada indicata dalla Commissione europea, che seppur forse troppo timidamente impegnava i paesi su obiettivi di miglioramento dell’efficienza vincolanti, la Gran Bretagna, Malta, la Polonia e altri stati sono riusciti a imporre una maggiore flessibilità e targets non vincolanti. 

Sono stati negoziati difficoltosi sia a livello preparatorio che in seno al Consiglio dell’Energia, che sono poi sfociati in un accordo tra gli Stati membri su un approccio generale molto deludente di revisione della Direttiva sull’efficienza energetica. 

L’accordo al ribasso introduce infatti delle complicate disposizioni e potrebbe arrivare a dimezzare il fabbisogno di risparmio energetico dopo il 2025. Come se non bastasse posticipa anche la decisione in merito alla natura vincolante del target al 2030, rendendo così evidente la mancanza di una forte volontà comune di perseguire la politica dell’efficienza energetica. 

La Commissione europea in questo frangente almeno ha mostrato un positivo attivismo, elencando la disponibilità di finanziamenti pubblici e privati, ma alcuni Stati membri non hanno resistito al vecchio vizio di sfuggire a target assolutamente ragionevoli. 

Il testo indebolisce il target del 30% proposto dalla Commissione, elidendo l’aggettivo “vincolante”, e cancella la prospettiva al 2050 sugli impegni annuali di risparmio energetico – togliendo così agli investitori l’importantissimo orizzonte di lungo termine. 

Inoltre introduce nuove complesse previsioni e una revisione nel 2026 che potrebbe dimezzare l’impegno annuale del risparmio dell’1,5%, così come proposto dalla Commissione europea (e questo- ahimè - anche sulla scorta di una proposta del Governo del nostro Paese). 

Ma ci sono margini ancora positivi, provenienti dalle affermazioni nette di diversi ministri che hanno insistito sulla necessità di spingere maggiormente sull’azione di efficienza energetica – e i suoi benefici connessi in termini ambientali, sociali ed economici. 

Possiamo affermare che l’accordo ha danneggiato la Direttiva ma non l’ha annientata. Ora la palla passa al Parlamento europeo che non deve cedere sugli impegni contro i cambiamenti climatici e la necessità dell’Europa di intraprendere progetti positivi e comuni. 

La Coalizione per il risparmio energetico (Euase) che raggruppa organizzazioni economiche, di consumatori, sindacali e professionali di 33 stati europei, e di cui fa parte per l’Italia il Kyoto Club, fa appello al Parlamento europeo affinché si rilanci su un target di miglioramento dell’efficienza sino al 40% e di rimuovere le lacune nella Direttiva sull’efficienza energetica per mettere in atto completamente il risparmio annuale dell’1,5%. È questa la strada per competere sull’innovazione nel mondo globalizzato. L’Europa è il nostro Paese hanno tutte le carte in regola per giocare ruolo da protagonisti, la politica non ci faccia perdere questa occasione  

* ecologista, vicepresidente Kyoto Club  

Twitter: @FranFerrante  


 
 
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