Ognuno con la sua tonalità

Giallo  

Il sottomarino dei Beatles. Le Loboutin di Conchita Wurst, cantante drag queen femminilissima, però con la barba. La borsa di Chloé Saint Laurent, criminologa della serie francese “Profiling”, importante quanto il personaggio (ci hanno fatto delle tesi di laurea). Nel giallo c’è un pizzico di follia destinata a legare mondi distanti come l’architettura, il design e la moda, le tuniche dei monaci e i dragoni d’oro dell’impero cinese. E’ un colore allegro che si porta dietro una vena di esibizionismo, di ribellione e perciò di diffidenza. Per quanto apprezzato da cromoterapeuti, lettori dell’aura e filosofi new age, considerato rilassante e benefico per l’umore, ha una cattiva reputazione. Nell’antica Grecia era il colore dei pazzi, poi è diventato quello dei mariti (e mogli) con il terrore del tradimento. Eppure Li Edelkoort, trendsetter considerata tra le venticinque persone più influenti nel campo della moda, sostiene da tempo che “Yellow is the new pink” , il giallo è il colore del ventunesimo secolo, il colore degli ottimisti, di chi non ha paura di farsi avanti. Non stupisce che nelle varianti limone/acquarello/canarino/ elettrico sia presente nelle residenze di star estroverse e trasgressive come Kim Kardashian e Miley Cyrus o nella cucina stile Mondrian di Jennifer Aniston e Justin Theroux. Farsi vedere è la regola, il narcisismo non è più peccato, ma intelligenza sociale. “Che male c’è nell’essere notati? Nel sentirsi speciali? Nell’avere una luce puntata addosso, o nel volerla?” si chiede lo psicologo Craig Malkin, che insegna all’Harvard Medical School. Per lui grigi e i greige esprimono l’omologazione, la tendenza a mimetizzarsi, non sempre un bene. Se avessero un colore, sostiene, i social network sarebbero gialli come certe indicazioni stradali. Tutti abbiamo bisogno di un evidenziatore. 

Audemars Piguet Royal Oak OffShore Diver, cassa in acciaio e cinturino in caucciù, subacqueo a 300, movimento automatico. La lunetta interna è girevole e graduata con i tempi d’immersione.  

Blu. Scelto da personalità stabili e controllate.  

In teoria sarebbe il colore dei nerd. La tecnologia è di un luminoso blu. Schermi di computer, smartphone, tablet, motori di ricerca. C’è parecchio blu nel mondo (non tanto) futuribile di “The Circle”, il supernetwork creato per semplificare (e governare) la nostra vita. E’ blu il logo di molte ONG e istituti medici. Secondo Rossella Migliaccio, esperta di colour analysis e personal branding, c’è una ragione: “Il blu simboleggia fiducia e lealtà. Fa sì che il cervello produca ben undici tranquillanti chimici, perciò ha un effetto calmante. Basta pensare al cielo e al mare in una giornata di primavera.“ E’ amato ugualmente da uomini e donne (l’ha scoperto uno studio di Joe Hallock) scelto da personalità stabili, equilibrate, con tendenza all’introversione e al controllo, dai gusti molto classici, eleganza sobria, non per questo banale. Negli anni ‘20 Jeanne Lanvin inventò il blu che porta il suo nome, una pallida tonalità di cobalto ispirata agli affreschi del Beato Angelico. Molto più tardi è arrivato il blu Balestra. E’ un che colore accentua la dimensione spirituale, indica una capacità di visione e di approfondimento della realtà e in certi momenti, il bisogno di separarsi dagli altri e riflettere per conto proprio. La preferenza per diverse tonalità - il lapis scintillante alla Vermeer, l’azzurro carico di Kandinskij, l’oltremare puro di Mirò - fa oscillare il profilo psicologico dalla concentrazione alla malinconia, dalla razionalità alla tristezza, dalla riflessività all’isolamento. I blu possono scivolare verso la solitudine e l’eccesso d’introspezione, ma sollecitati nel modo giusto hanno una grande capacità di essere felici. Nel delizioso “Inside Out” capolavoro del cinema d’animazione, Tristezza e Gioia sono legate proprio dal blu, e non c’è niente da fare: bisogna accettare il rischio.  

Nautica Watches SYD SP 17, cassa in acciaio e cinturino in denim, quadrante con lavorazione verticale e movimento al quarzo. Versione femminile dal diametro di 38 millimetri.  

Rosso  

Non è un colore per timidi. Non è il colore del low profile e della diplomazia, ma piuttosto della scelta e della guerra. E’ l’abito sinuoso di Jessica Rabbit e quello sottoveste di Bella Hadid, l’anno scorso al festival di Cannes. E’ il rosso Istanbul di Ferzan Ozpetek, uno dei tanti nomi dell’amore. Niente è emozionante come il rosso – ne esistono ventotto sfumature ufficiali - che dominerà la moda del prossimo autunno-inverno, scalderà il freddo, combatterà la potenza del nero, suggerirà energia. Chi lo sceglie è (o vorrebbe essere) estroverso e seducente (basta pensare al rossetto) forte, coraggioso. Cerca lo sguardo degli altri, il legame, il riconoscimento pubblico, l’ammirazione, la leadership. Vuole farsi spazio nel mondo. Vuole conquistarlo. Vuole essere al centro dell’attenzione. Lo comunica in maniera più o meno cosciente con un oggetto-feticcio, una sciarpa, una borsa, una cintura, la suola delle scarpe. E’ un colore troppo carico di elementi simbolici, religiosi, rituali, per non esserne attratti: il sangue, il battito del cuore, il peccato, le bandiere trionfanti, gli addobbi regali, le tuniche porpora e i mantelli fiammeggianti come quello dell’arcangelo Gabriele. Molto dopo si arriva al rosso Valentino e non a caso, la passerella delle star si chiama red carpet. La psicologa e psicoterapeuta Gaia Vicenzi che tiene seminari sull’abbigliamento e i colori, invita a non aver paura del rosso (certe volte viene scelto, ma non indossato perché troppo “ardito”). Al contrario, può tirar fuori un lato nascosto della personalità, aiutare a superare un blocco, a presentarsi in pubblico (famoso lo studio sulle cravatte rosse nei dibattiti politici americani) a influenzare il giudizio di sé e il comportamento. Il rovescio della medaglia è la rabbia e la perdita del controllo, la violenza. Vestirsi di rosso va bene, vedere rosso no. 

Furla Club, cassa in metallo trattato PVD Gold e cinturino in pelle, impermeabilità a 5 atmosfere, movimento al quarzo. La lunetta è in pelle e rimovibile.  

Nero  

“Che cosa non indosseresti mai e poi mai? “ ”Nero dalla testa ai piedi”. La risposta è di Anna Wintour, che ha in parte contribuito alla scelta del total black di molte donne, anche se non corrisponde al loro profilo psicologico. Il nero è associato all’idea di potere, formalità, classe, eleganza, ma anche paura, mistero e profondità (avete presente le dark lady?). La snobissima designer newyorchese Iris Apfel lo boccia: “La gente crede di essere alla moda, ma quello non è avere stile. È come portare un’uniforme”. Il colore richiede coraggio, il non-colore può nascondere insicurezza, essere una scelta facile, il segno di un’appartenenza, una fuga verso la comfort zone, un aiuto per ridefinire lo spazio attorno a sé. Può essere la corazza di personalità fragili e conformiste che si mimetizzano nel gruppo. Si sceglie perché snellisce, in un tempo che sopravvaluta ossessivamente la magrezza, perché è sexy e ammicca alla lingerie. Perché fa pensare a gente famosa, creativa e potente. Anche se ha colonizzato il guardaroba femminile è soprattutto maschile. Jackson Pollock in jeans neri e t-shirt nera è il simbolo dell’artista-macho, Jean Nouvel e Daniel Libeskind quello dell’archistar. Michel Kors, Alexander Wang e Riccardo Tisci sono inimmaginabili in blu, grigio o marrone. Il nero è il colore del jazz, degli esistenzialisti, dei beat e poi dei punk con abbondante corredo di borchie e spilloni, è chic e ribelle, è tutto è il suo contrario. Quando è una scelta davvero indipendente - ma è difficile liberarsi dall’influenza dei comportamenti collettivi - è l’espressione di una consapevolezza profonda, di una personalità che sa imporsi e punta all’essenziale come nel caso di Roxanne Lowit, la “paparazza” più famosa del mondo, e l’artista d’avanguardia Laurie Anderson. Nel club del nero si è sempre in buona compagnia. 

Bianco. Esigente e semplice soltanto all’apparenza, denota autostima e notevole coscienza di sé.  

Laura Biagiotti, stilista morbida e materna e Carla Fracci, danzatrice sottile e strutturata, non hanno mai nascosto la loro preferenza per il bianco. Non a caso, sono due donne fortissime e di successo. Il bianco è esigente, difficile. Semplice soltanto all’apparenza. Non è per tutti: è segno di una robusta autostima, di una notevole coscienza di sé. Non è solo il colore della purezza (troppo facile pensare alle spose e ai riti religiosi) ma anche quello della luce e della sensualità, della meditazione e della trascendenza. Comunica un distinto minimalismo, rivendica se stesso con orgoglio. Il total white, come il total black, è “estremo”, ma portato a piccole dosi (una blusa, una giacca, una gonna) regala una nota di eleganza classica. Lo sapeva molto bene Gianfranco Ferré, amatissimo per le sue architettoniche, candide camicie. Piace, tra gli uomini, a personaggi un po’ sopra le righe (Robert Redford è magnifico in una versione del Grande Gatsby con pantaloni e panciotto immacolati) agli intellettuali irriverenti (il filosofo Bernard-Henry Levy) e agli artisti (Edmund de Waal). E’ un’estensione dell’anima, la dichiarazione di uno spirito libero. E’ raro tra dirigenti e ai tecnici, perché sottintende un certo distacco dagli aspetti strettamente pratici, e quindi anche dal business. Più si sale nella scala gerarchica, vicini alle stanze del potere, più l’abito diventa scuro, l’avete notato? E il ruolo sociale non può che influenzare la personalità. A dispetto di chi lo considera banale, ha in sé una quantità di sfumature calde e fredde, tra il ghiaccio e il latte, il marmo e la crema. Chi le distingue e le sceglie consapevolmente ha una sensibilità accentuata che può diventare nevrosi e sconfinare nell’ossessione per la pulizia e l’ordine. Ma, rischi a parte, il candore è affascinante un tutti i sensi. 

Chanel J12 Classic, cassa e bracciale in ceramica high-tech, movimento automatico con 42 ore di riserva di carica. Modello creato nel 2000 in nero e nel 2003 in bianco, ha fatto della ceramica una tendenza in orologeria ed è diventando un’icona della maison.  

Verde. Nei test dei colori esprime forza, tenacia, costanza, equilibrio e riferimento a valori forti.  

Chi volesse avere il riassunto visivo di una personalità che ama il verde, potrebbe trovarlo nell’abito di Versace indossato dalla tennista Serena Williams, vistosamente incinta, all’ultimo Met Gala al Metropolitan di New York. Orgoglio, speranza, fiducia in se stessa e un pizzico di esibizionismo. Tra parentesi, Donatella Versace ama molto questo colore, e verdi sono alcuni dei suoi vestiti più famosi. Carico di significati complessi (la natura, l’ecologia, la rinascita, il denaro, l’equilibrio, la perseveranza) è stato scelto nella versione greenery come colore pantone 2017, il che gli assicura una certa popolarità anche tra chi non l’aveva mai preso in considerazione. C’è chi l’ha fatto suo, ed è stata una scoperta. Non è un verde militare, ma ha con sé l’idea della disciplina. Non è un pastello, ma ha un’allegria fanciullesca. Non è acceso, ma esprime una vivace fermezza. In un mondo liquido come il nostro, dove nulla ha contorni definiti, tutto è rinegoziabile e incerto, il greenery ha una sua affascinante stabilità (come le persone che lo scelgono). Nel test dei colori creato dallo psichiatra e filosofo Max Luscher nel 1949, il verde esprime forza, tenacia, costanza, equilibrio, riferimento a valori forti. Corrisponde simbolicamente alle sequoie, e quindi a un temperamento austero e autoritario, non proprio flessibile, alla corda tesa dell’arco, a una mente ricca di progetti. Il rischio? Sentirsi depositario di valori assoluti, dare lezioni di morale, non tener conto delle opinioni altrui. Ma ci può essere di più. Joe Wright, il regista di “Espiazione”, chiese alla costumista Jaqueline Durran una abito da sera in seta verde smeraldo per la protagonista del film Keira Knightley. Voleva che significasse tentazione, equilibrio, mistero, minaccia. Luscher aveva ragione, ma anche il verde, come tutti i colori, ha un lato oscuro. 

Bulgari Serpenti, cassa curva di piccole dimensioni e cinturino a doppio giro in pelle Karung, movimento al quarzo. Disponibile in svariate versioni di colori e materiali.  

Arcobaleno. Suggerisce personalità effervescente e surplus d’energia ma anche voglia di spiazzare, di sconvolgere i canoni.  

Tolleranza, uguaglianza, positività, creatività. Rifiuto delle definizioni. Libertà di essere se stessi. L’uso dell’arcobaleno al completo o quasi - più frequente nel sud del mondo che in Occidente - è quasi inscindibile dal suo significato “politico”. Fluidità, varietà, assenza di giudizio, empatia. Gli accostamenti cromatici sono difficili e soltanto nelle ultime stagioni sono arrivate proposte di moda rainbow per vestiti, sandali, occhiali da sole. Da Givenchy gli chemisier di chiffon uniscono pois e righe multicolor. Sulle giacche e gli abiti foulard di Chanel le stampe esplodono come fuochi d’artificio mentre Emilio Pucci costruisce strati di colori e leggerezze differenti (georgette azzurra su cady rosso e booties bluette). Parola d’ordine: mescolare. Il multicolor suggerisce, secondo l’esperta Rossella Migliaccio, “un surplus di energia, l’emergere di una personalità effervescente e briosa, ma anche una voglia di spiazzare, di sconvolgere i canoni”. Oggi questo ventaglio trova ha la sua espressione sociale nei movimenti raccolti, appunto, sotto la bandiera arcobaleno. Carole Jackson, autrice del saggio “Color Me Beautiful” illustra una tecnica chiamata “analisi del colore” che si basa sull’armocromia e aiuta a selezionare i toni base e le sfumature che ci esprimono al meglio. Ma perché non sceglierle tutte? ”L’arcobaleno è un alleato prezioso della bellezza e del benessere”, sostiene la psicologa Gaia Vicenzi. “Non bisogna mai ragionare per stereotipi nel valutare i colori”. Però del “tipo arcobaleno”, con tutta la sua scintillante varietà, la capacità di sorprendere e di slancio, bisogna accettare anche l’evanescenza, la velocità dei cambiamenti e una certa inaffidabilità. Si sposta, insegue un sogno, un’idea, un amore e altrettanto rapidamente la abbandona. Va dove lo porta il cuore, e chi può dargli torto? 

Swatch Art Special Thammada, cassa e cinturino in materiale plastico, movimento al quarzo. È l’orologio di copertina, disegnato da Paola Navone in serie limitata e numerata a 888 pezzi.  


 
 
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