Gorizia, a “èStoria” le radici degli italiani

Quest’anno ricorrono i cento anni della più grande disfatta della storia militare italiana e ancora si fatica a crearvi intorno un dibattito sereno. Il mito delle truppe in fuga opposto al racconto della schiena dritta. La mancanza di spirito patriottico contro l’impossibile adesione ai voleri di una classe dirigente meschina e incapace. Com’è possibile? «Non siamo mai usciti dalla contrapposizione tra eroi e vigliacchi. Né dal giudizio su colpevolezza o innocenza del generale Cadorna». Ne è convinto Guido Alliney, fisico, filosofo, origini triestine, professore di Storia della Filosofia medievale all’università di Macerata, autore di Caporetto sul Mrzli (Gaspari, 2013). «Anche altri Paesi hanno subito disfatte pari a Caporetto, ma solo qui il discorso si è legato a quello sul carattere della popolazione, più sfuggente e ideologico». 

Proprio il carattere degli italiani sarà al centro del Festival èStoria di Gorizia che si apre oggi fino al 25 maggio. Alliney parteciperà a un panel con Nicola Labanca ed Erwin Schmidl. Ma sono tanti i temi proposti da èStoria, con oltre 150 eventi in quattro giorni. Ad aprire il festival Gian Antonio Stella con una riflessione sulle identità «a matrioska»: «asiaghese dunque cimbro, vicentino, veneto, italiano, europeo». Per Origami, da oggi in edicola, ne ha discusso con lui Mattia Feltri. Sul nuovo numero anche gli interventi di Roberta Carlini, Igiaba Scego, Valerio Castronovo, Luigi La Spina, Paolo Medeossi, Emanuele Felice. Un’occasione per discutere la nostra identità di italiani. Oltre il campanile, e i tanti piccoli e falsi miti che ci aiutano ogni giorno a raccontarci la storia che più ci piace.  


 
 
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